Elvo Zornitta: Una Vita Distrutta dall’Ingiusta Accusa di Essere Unabomber

Una foto dell’ingegnere Elvo Zornitta
Fonte Immagine: Corriere.it

Il caso di malagiustizia di Elvo Zornitta è uno dei più famosi casi di malagiustizia in Italia.

È anche uno di quelli che, a distanza di più di un decennio dai fatti, presenta ancora un alone di mistero e molti punti interrogativi.

Accusato di essere lo squilibrato a cui fu dato l’appellativo di “Unabomber“, riuscì a dimostrare di essere innocente rispetto alle accuse gravissime e infamanti che gli furono puntate contro.

Nonostante questo, però, la sua vita ebbe gravi ripercussioni e non tornò mai più quella di prima.

La Serie di Attentati

Tra il 1994 e il 2006 decine di persone rimasero ferite, spesso anche in maniera molto grave, da una serie di ordigni esplosi in luoghi pubblici.

In quest’arco temporale lungo 12 anni, si verificò l’esplosione di circa 33 ordigni.

Tutte le deflagrazioni ebbero in comune alcune caratteristiche:

  • l’area geografica: tutte le esplosioni sono circoscrivibili tra i comuni di Pordenone, Lignano Sabbiadoro e Portogruaro;
  • la natura degli ordigni: piccoli oggetti di uso quotidiano e apparentemente innocui (uova, ovetti della Kinder, evidenziatori), lasciati in luoghi pubblici, che se raccolti esplodevano in direzione dei malcapitati che lo avevano prelevato;
  • la sorprendente perizia tecnica con il quale lo squilibrato costruì questi congegni;
  • la mancanza di un obiettivo vero e proprio: non è stata rilevata alcuna finalità nel far male a qualcuno di preciso o a qualche categoria religiosa o etnica in particolare. Sarebbe potuto capitare a chiunque, e infatti gli ordigni ferirono uomini, donne, anziani e perfino bambini.

Come se non bastasse, il bombarolo dimostrò anche una certa bravura nel non lasciare tracce di alcun tipo e nel riuscire a camuffarsi per sviare quanto più possibile le indagini.

La stampa e i media si interessarono fin da subito alla questione e iniziarono a identificare il colpevole di questi gesti con il nome di “Unabomber“.

La scelta di questo nome è da ricercarsi nella similarità del caso italiano con quello degli Stati Uniti di fine anni ’70 e inizio anni ’90, periodo di attività del terrorista Theodore Kaczynski, a cui fu dato per primo l’appellativo di Unabomber.

Quest’ultimo, infatti, inviò per posta dei pacchi bomba a soggetti ignari, uccidendo 3 persone e ferendone altre 23.

Le Indagini per Trovare Unabomber

Le indagini che furono condotte trovarono molti ostacoli che le condizionarono in maniera importante.

Innanzitutto l’impossibilità di trovare il movente di questi attentati.

Questo fu particolarmente importante sia perchè non permise a chi conduceva le indagini di identificare un gruppo di persone sul quale condurle, sia perchè fu molto complicato tracciare un profilo psicologico dell’attentatore in questione.

Nel corso degli anni, poi, l’area geografica degli attentati portarono ad ostacoli di natura burocratica.

In base alla zona in cui questi avvennero, infatti, si attivarono ben 4 procure a condurre le indagini. E ognuna di esse non aiutò in alcun modo le attività d’indagine delle altre tre.

Si tentò di risolvere questa situazione soltanto nel 2003, quando fu istituita ad hoc una procura particolare specificatamente con il compito di organizzare l’attività d’indagine e scovare il bombarolo.

Come se non bastasse, ci si mise anche il turnover del personale a rallentare o arrestare le indagini.

Le fughe di notizie che dovevano rimanere riservate, si rivelarono un altro vantaggio per l’attentatore.

Quest’ultimo si rivelò anche molto bravo nel camuffarsi e nel non farsi riconoscere da alcun testimone nella zona e dagli inquirenti nella visione dei filmati delle telecamere di zona.

Infine, alcuni errori degli inquirenti e piste d’indagine errate non aiutarono l’esito delle indagini.

Elvo Zornitta, Indagato Anche Se Innocente

All’alba del 26 maggio 2004, Elvo Zornitta, di professione ingegnere, era a casa sua quando sentì il citofono squillare.

Con sua sorpresa, scoprì che a citofonare erano state le forze dell’ordine, che avevano ottenuto il mandato di perquisizione.

Il nome di Zornitta fu fatto da un altro degli indagati, e immediatamente caddero su di lui i sospetti delle forze dell’ordine e della stampa a causa di alcuni fattori coincidenti con il possibile profilo del bombarolo.

Oltre alle capacità tecniche d’ingegneria possedute dal Zornitta, durante la perquisizione in casa furono trovati alcuni oggetti particolari che (erroneamente) convinsero ancor di più gli inquirenti della colpevolezza dell’ingegnere

Anche i movimenti del signor Zornitta sembravano coincidere con il tracciato degli attentati.

Tutto ciò portò le forze dell’ordine a tenere sotto sorveglianza il povero ingegnere per lunghi periodi. Anche in casa sua.

Se non fosse che, durante questo periodo, il “vero” Unabomber tornò a colpire.

Il povero ingegnere, finito sotto la gogna mediatica e degli inquirenti, dimostrò indirettamente di essere estraneo alla vicenda in cui, suo malgrado, era stato coinvolto. O almeno credeva.

Si, perchè chi conduceva le indagini ipotizzò la presenza di uno o più complici, che condussero gli attentati per lui, a dimostrazione della sua innocenza nella vicenda.

Come se non bastasse, il sospetto degli inquirenti non si fermò solo al signor Elvo e al suo nucleo familiare, ma si allargò anche a suo fratello e a conoscenti, i quali furono tutti sottoposti all’esame del DNA. Il risultato? Sempre lo stesso: negativo.

Sembra finito il calvario per il povero Elvo Zornitta, quando nell’ottobre del 2006 viene coinvolto nuovamente dalle indagini.

Nel corso di una nuova perquisizione, infatti, furono trovate delle forbici con lame dal profilo compatibile con alcuni segni ritrovati su un ordigno.

Ancor più che in passato, l’ingegnere Elvo Zornitta fu letteralmente massacrato dagli inquirenti, dalla stampa e dai media nazionali.

Qualche mese dopo, il suo legale, l’Avvocato Maurizio Paniz, riuscì a dimostrare che il suo cliente era stato incastrato.

E così era successo: erano state davvero le lame di quelle stesse forbici in casa dello Zornitta a imprimere quei segni sull’ordigno.

Ma i segni furono impressi solo dopo il sequestro delle stesse. Fu rapidamente scoperto che un poliziotto, per motivi mai venuti alla luce, aveva personalmente inciso l’ordigno con le lame di quelle forbici.

L’Archiviazione del Caso

Il poliziotto che aveva tentato di incastrare l’ingegnere imprimendo dei segni sull’ordigno, venne condannato nel novembre del 2014.

Il fascicolo delle indagini su Elvo Zornitta venne finalmente archiviato il 2 marzo 2009.

Nonostante la riabilitazione della sua persona, la vita del signor Elvo non tornò mai più quella di prima.

Perse infatti il suo lavoro ed ebbe dei gravi danni non solo morali, ma anche patrimoniali. Triste copione di chi diventa una vittima della malagiustizia.

Perchè è così: la malagiustizia rovina la vita delle persone in maniera indelebile.

E quando si scopre l’innocenza del malcapitato di turno, nessun intervento o risarcimento riesce mai a colmare quanto tolto.

AIVM (Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia)

Iscritta al Registro Provinciale delle Associazioni senza scopo di lucro della provincia di Milano, con il numero 409. C.F. 97613360151

Piazza Luigi di Savoia 22, Milano