Paul Hildwin, 35 Anni Nel Braccio Della Morte
Fonte Immagine: Tampa Bay Times

Paul Hildwin ha aspettato per 35 anni. Ha aspettato solo, rinchiuso in cella. Ha vissuto per 35 anni nel braccio della morte, accusato di un omicidio per il quale lui si è sempre dichiarato innocente. 

Ha avuto il cancro due volte. Si è fatto un tatuaggio alla schiena raffigurante teschi e lapidi per ricordarsi dell’inferno che stava vivendo. 

Nel 1996, dieci anni dopo essere stato condannato a morte per avere ucciso la quarantenne Vronzettie Cox, ha affrontato un altro processo. Ma questo si è concluso di nuovo con un’altra sentenza di morte e quindi ha continuato ad aspettare la condanna, fino a quando la Corte Suprema della Florida ha annullato la sua sentenza e gli ha dato qualcosa di nuovo in cui sperare. Un nuovo processo e, forse, la possibilità di poter sentire nuovamente il calore del Sole sulla pelle e l’erba sotto ai piedi. 

Il 9 marzo Paul Hildwin ha accettato un patteggiamento, diventando un uomo libero dopo 35 anni.  

La Storia

Le interminabili vicissitudine di Paul Hildwin nel sistema giudiziario sono iniziate nel 1985, quando, rimasto senza benzina, ha accettato un passaggio da Vronzettie Cox. Quattro giorni dopo, la macchina della donna fu trovata nel bosco e il suo cadavere venne scoperto nel bagagliaio. Era stata strangolata con una T-shirt e gli inquirenti affermarono che fosse anche stata violentata.

Gli investigatori trovarono Hildwin con un anello e una radio rubata alla Cox e scoprirono che l’uomo aveva incassato un assegno da 75$ preso dal libretto degli assegni della vittima. 

Hildwin sostenne che, dopo essere salito sulla macchina della Cox, la donna e il suo fidanzato avevano iniziato e lui ne aveva approfittato per derubarli. 

Gli esperti avevano collegato il seme e la saliva trovati sulla scena del crimine ad Hildwin, ma ammisero che avrebbero potuto appartenere anche al fidanzato della vittima. 

Decenni dopo, dopo forti pressioni fatte da Innocence Projects, le moderne tecnologie di analisi mostrarono che i fluidi corporei trovati non appartenevano ad Hildwin ma al fidanzato della Cox, William Haverty, il quale nel frattempo era stato incarcerato per violenza sessuale su minore. 

Queste prove furono sufficienti alla Corte Suprema della Florida per revocare la condanna ed istituire un nuovo processo. Ma numerosi ritardi, alcuni causati da cambiamenti nella squadra dei legali di Hildwin e da problemi di salute dell’uomo, significarono altri sei anni di attesa. 

Un processo fatto dopo 34 anni però avrà sempre delle implicazioni: molti testimoni hanno dei ricordi confusi e tanti sono morti. 

L’avvocata di Hildwin, L. Goudie, aveva anticipato che queste testimonianze avrebbero complicato il caso; a suo dire, la precedente difesa di Hildwin era incompetente e senza esperienza e dunque, senza la possibilità di interrogare nuovamente i testimoni, l’uomo non avrebbe avuto un giusto processo. 

A causa delle difficoltà legali dovute al fatto che molti dei testimoni essenziali fossero morti, dunque, la difesa decise che un patteggiamento era la soluzione più conveniente.  

La decisione fu accolta positivamente coloro che si trovavano in tribunale (Hildwin, la difesa e il giudice), eccetto che dai figli di Vronzettie Cox, che chiedono che il vero colpevole venga scovato.

Conclusione

Paul Hildwin ha abbandonato la prigione alle 11 la mattina del 9 marzo 2020. Ha abbracciato i suoi legali, con la voce rotta e gli occhi velati dalla commozione. 

Quindici minuti dopo, era a piedi nudi sull’asfalto di un parcheggio. Per decenni, gli unici istanti trascorsi all’aperto erano confinati da cemento e catene. 

Aveva detto a Goudie che il suo unico desiderio prima di morire era quello di poter camminare ancora una volta sull’erba. 

Ha attraversato il parcheggio e si è fermato alla soglia del marciapiede. Esitante, si è fermato a guardare il prato di fronte a lui, con un piede pallido sospeso per un lungo secondo sull’erba.

Poi, non appena poggiato il piede, si è lasciato sfuggire un leggero sorriso, di sorpresa o di sollievo. 

Finisce così, con la libertà ritrovata, la tragica vicenda di un uomo che, per colpa di coincidenze ed errori, è stato costretto a passare metà della sua vita chiuso in carcere. 

Nessuno potrà ridare a Paul i giorni persi, le occasioni mancate, i viaggi che non ha portato fare e le persone che non ha potuto conoscere. 

Ci auguriamo, però, che possa ricevere giustizia e che la sua storia non venga dimenticata. 

AIVM (Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia)

Iscritta al Registro Provinciale delle Associazioni senza scopo di lucro della provincia di Milano, con il numero 409. C.F. 97613360151

Piazza Luigi di Savoia 22, Milano

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