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La storia di Calogero Ponticello, da trent’anni imbrogliato nelle maglie della giustizia e senza un avvocato disposto ad aiutarlo.

Che la giustizia italiana sia lenta, ingolfata e pesante non è un mistero. Le performance del sistema processuale italiano sono tristemente note. E l’Europa le ha spesso condannate. La fotografia delle aule giudiziarie dove i cittadini diventano vittime, be’ un giorno sì e l’altro pure balza agli onori delle cronache. Niente di cui andare fieri nella patria del diritto e di quel Cesare Beccaria – nonno di Alessandro Manzoni – e del suo “Dei delitti e delle pene”. Tautologia affermare che i processi sono lunghi. Ma la storia di Calogero Ponticello, classe 1933, non solo dimostra l’assioma ma apre uno squarcio sulle ‘difese’, anzi sugli errori dei legali che, poi, e sono davvero tanti, non pagano mai il conto. Insomma, la malagiustizia in Italia dipende anche dal disinteresse di alcuni legali verso i propri assistiti.

Tutto ha inizio nel 1979, Calogero Ponticello stipula un contratto preliminare di compravendita per un terreno in Licata del valore di 45 milioni di lire ma al momento del rogito ne rifiuta la sottoscrizione avendo scoperto che il frazionamento dell’appezzamento non era conforme al regolamento edilizio. Ponticello chiede la regolarizzazione ma i venditori decidono di citarlo in giudizio per inadempimento. Inizia il calvario del signor Ponticello che, assistito dall’avvocato Gaetano Caponnetto, solo nel 1995 può sventolare la sentenza di primo grado del Tribunale di Agrigento che però respinge la sua istanza. E vai, quindi, nel marzo 1996 con ricorso alla Corte d’Appello di Palermo. Ponticello è ora assistito dall’avvocato Dario Greco che redige la seconda comparsa conclusionale il 27 gennaio 2007. Sì, avete letto bene: undici anni dopo. Ma, almeno, in questa sede, Ponticello ottiene un punto a suo favore: il consulente d’ufficio rileva la non conformità del frazionamento. L’appello si conclude però con una ordinanza – depositata il 2 febbraio 2007, occhio alle date – di inammissibilità per un vizio di notifica relativo all’atto di integrazione del contraddittorio, peraltro risalente a nove anni prima. Sentenza notificata al precedente difensore di Ponticello il 13 marzo 2007 e di cui l’avvocato Greco ne dà comunicazione al Ponticello nella stessa data.

A questo punto Ponticello ricorre alla Corte di Cassazione riaprendo così il caso. Siamo a marzo 2008. Nel ricorso si lamenta “l’erronea valutazione del momento di perfezionamento della suddetta notifica da parte del giudice dell’appello, il quale anziché considerare il momento di affidamento dell’atto all’ufficiale giudiziario, prende in considerazione il momento in cui il destinatario ha ricevuto la notifica”. Ma la Cassazione con sentenza 4880/2014 dichiara inammissibile il ricorso perché “tardivamente proposto dall’avvocato Francesco Greco”: in soldoni, è stato presentato oltre i termini utili per poter essere accolto e, dettaglio non di poco conto, annotato dall’Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia “l’avvocato Francesco Greco non ha assolutamente informato il signor Ponticello, anzi, l’ha spinto a firmare il ricorso, come se tutto fosse normale, compreso il compenso dovuto all’avvocato stesso”.

E a spiegazione del virgolettato l’Associazione fornisce nero su bianco due dati: “La Sentenza di Appello n.195 del 2007 è stata notificata in data 12.09.2007 all’avvocato Gaetano Caponnetto mentre il ricorso in Cassazione tardivo, su istanza di Calogero Ponticello e redatto dall’avvocato Francesco Greco è stato notificato alla controparte il 1 aprile 2008. Come dire: dal 12 settembre 2007 al 1 aprile 2008 sono più di sei mesi, che è il termine massimo per presentare ricorso in Cassazione”. E osserva Ponticello che “in data 13 marzo 2007 l’avvocato Dario Greco comunicava, a mezzo raccomandata, lo stato della procedura con copia della sentenza di appello, rilasciata dalla cancelleria del tribunale il 13 marzo 2007 ovvero anche se nessuna notifica è giunta allo studio Greco lo stesso era a conoscenza della sentenza e, quindi, poteva ricorrere in Cassazione senza sforare i termini”.

Ma non finisce qui. “L’avvocato della controparte il 10 dicembre 2014 notifica a Ponticello la copia della sentenza della Cassazione da cui viene a sapere di essere soccombente a causa del ricorso tardivamente proposto. Il signor Ponticello ci riferisce – rimarcano dall’Associazione – di aver telefonato immediatamente all’avvocato Dario Greco per avere chiarimenti in merito, ma Greco ha addossato la responsabilità al vecchio legale di Ponticello per non avergli notificato la sentenza di appello.”

Risultato? Ponticello in data 22 febbraio 2017 chiede il risarcimento danni agli avvocati Dario e Francesco Greco per il ritardo nella presentazione del ricorso, oltreché per non avergli notificato la sentenza della Cassazione che gli avrebbe consentito di esperire altre soluzioni se gli fosse giunta nei tempi di legge. I legali declinano con “rammarico” però ogni responsabilità che sarebbe da attribuire esclusivamente all’avvocato Caponnetto.

Fine della storia. Ma c’è un particolare di non poco conto per il signor Ponticello che, carte alla mano, reclama il risarcimento da parte degli avvocati Dario e Francesco Greco: oggi, anno di grazia 2018, trent’anni dopo l’inizio di questa vicenda giudiziaria, il signor Ponticello non trova un avvocato siciliano che voglia assisterlo. Eppure a 85 anni è umano chiedere giustizia. Non è un problema di onorario, chiosa Ponticello: “Il dato che trattiene, se vogliamo così dire, i legali siciliani è che Francesco Greco è il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Palermo. Già, il potente presidente dell’organo di piazza Vittorio Emanuele”. Che aggiungere? L’Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia cui il signor Ponticello si è rivolto fornendo tutta la documentazione del suo caso, e dopo aver chiesto all’avvocato Francesco Greco una sua versione dei fatti senza aver ottenuto però risposta, evidenzia “come il ruolo ricoperto in seno all’Ordine degli Avvocati dall’avvocato Francesco Greco rappresenta un ostacolo al reperimento di un legale che possa assistere il signor Ponticello in una causa per risarcimento danni”. Virgolettato che altrimenti detto si traduce in la beffa oltre il danno.

AIVM (Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia)

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