Giustizia, Papa Francesco E Il Buon Samaritano

Domenica 14 luglio 2013 la Chiesa ha proclamato la Parabola evangelica del Buon Samaritano.

Data la sua evidente rilevanza nel sociale, nell’Angelus dello stesso giorno, Papa Francesco ha sentito il bisogno di ritornare subito sull’argomento (2).

La vicenda è nota.

Lungo la strada di un luogo di potere (Gerusalemme) un uomo ebbe a che fare con della gente più forte di lui, numerosa e malvagia che lo assalì e lo spogliò di tutto, nuocendo alla sua vita e lasciandolo infine in mezzo alla strada.

Traduzione dell’anno 2013.

Nel corso della sua vita un uomo può cadere in una disavventura.

Se è privo di mezzi di difesa efficaci – e non è quindi il caso di Berlusconi né di tutti gli altri Berlusconi – spesso rischia di essere percosso da gente malvagia, numerosa e senza scrupoli (briganti non a caso è detto al plurale…).

Quella gente fatto iniquamente il proprio mestiere ed averlo spogliato di affetti, dignità e averi, si disinteressa poi della sua situazione abbandonandolo privo di una vita decente (rectius, mezzo morto) in mezzo ad una strada .

Infatti nella parabola la società del potere, che pure lo vide malridotto, si disinteressò alle sue sorti, anzi lo emarginò, lo schivò.

L’episodio si adatta straordinariamente bene a quella persona che anche oggi malauguratamente incappa nella malagiustizia, laddove un magistrato o avvocato o funzionario o perito o agente tronfio o disonesto (sacerdoti e  sagrestani dei templi istituzionali citati nella parabola evangelica), nell’ambito delle sue funzioni, iniquamente lo riduce (le percosse, come dice la parabola, fanno sempre danni) ai margini della vita sociale.

Le cronache confermano purtroppo che la persona oppressa dalla malagiustizia, è fatalmente destinata a non trovare aiuto da parte di nessuno, spesso neppure da parte di chi, come dice il Papa, dovrebbe aiutarlo almeno per dovere di culto. (Il culto cristiano insegna che “Misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno. La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo (Sal 84,11-12)”.

In queste condizioni lo sventurato di turno si trasforma inevitabilmente anche in un emarginato, un povero di vita sociale.

Sembrerebbe non esserci via di uscita. Invece in questo Vangelo chi aiuta questo sventurato c’é.

Disgraziatamente non sono gli altolocati, i benpensanti o le Autorità, ma un altro emarginato, un Samaritano, un tizio sconosciuto che avendo però provato sulla pelle cosa vuol dire ingiustizia ed emarginazione, presta senza indugio il suo aiuto.

Il Vangelo si sofferma infatti a precisare che i Samaritani erano disprezzati dai Giudei, a indiscussa riprova che, solo chi ha provato, sa poi avere misericordia (cuore per il misero), come sottolinea Francisco nell’Angelus. In poche parole, chi ha sperimentato, ha compassione ed agisce.

Il Vangelo riferisce una seconda immancabile caratteristica del soccorritore. L’aiuto quest’uomo lo presta gratis. La gratuità il suo secondo segno distintivo di autenticità.

Anzi, neanche si pone ad indagare che precedenti avesse lo sventurato e perché fosse stato percosso. Né lo sventurato glielo spiega. È percosso e tanto basta per aiutarlo gratis.

È la stessa situazione della vittima della malagiustizia, che va aiutata sempre e gratis.

Incredibilmente la descrizione di questo Vangelo è la migliore sintesi che si possa fare di AIVM (Associazione Italiana Vittime della Malagiustizia, www.aivm.it), che si propone appunto di occuparsi di chi si ritiene vittima di inique vessazioni facendolo possibilmente uscire dall’emarginazione.

È lo stesso desiderio sentito nei più diversi ambiti anche da altre realtà che operano nel sociale (Chiesa, Istituzioni, Volontariato, etc.), alle quali AIVM si sente legata in un cammino comune in favore di chi si ritiene ingiustamente percosso dai vari centri di potere.

Concludo osservando che la malagiustizia ha sempre degli effetti nel sociale anche se questi non si percepiscono subito.

Questo dice anche quanto gravi spesso siano i danni provocati dalla malagiustizia per la società, anche se ancor oggi la parte cinica e stimata della società preferisce non fermarsi e non guardare. Farsi l’anestesia spirituale.

Lettera firmata, Pavia

Note:

(1)  Luca 10,30-37

Gesù riprese:

«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.

Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte.

Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre.

Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione.

Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui.

Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.

Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?».

Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Và e anche tu fà lo stesso»

(2) ANGELUS Domenica, 14 luglio 2013

http://www.vatican.va/holy_father/francesco/angelus/2013/documents/papa-francesco_angelus_20130714_it.html

Cari fratelli e sorelle, 

buongiorno!

Oggi il nostro appuntamento domenicale dell’Angelus lo viviamo qui a Castel Gandolfo. Saluto gli abitanti di questa bella cittadina! Voglio ringraziarvi soprattutto per le vostre preghiere, e lo stesso faccio con tutti voi pellegrini che siete venuti qui numerosi.

Il Vangelo di oggi – siamo al capitolo 10 di Luca – è la famosa parabola del buon samaritano. Chi era quest’uomo? Era uno qualunque, che scendeva da Gerusalemme verso Gerico sulla strada che attraversa il deserto della Giudea. Da poco, su quella strada, un uomo era stato assalito dai briganti, derubato, percosso e abbandonato mezzo morto. Prima del samaritano passano un sacerdote e un levita, cioè due persone addette al culto nel Tempio del Signore. Vedono quel poveretto, ma passano oltre senza fermarsi. Invece il samaritano, quando vide quell’uomo, «ne ebbe compassione» (Lc 10,33) dice il Vangelo. Si avvicinò, gli fasciò le ferite, versandovi sopra un po’ di olio e di vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e pagò l’alloggio per lui… Insomma, si prese cura di lui: è l’esempio dell’amore per il prossimo. Ma perché Gesù sceglie un samaritano come protagonista della parabola? Perché i samaritani erano disprezzati dai Giudei, a causa di diverse tradizioni religiose; eppure Gesù fa vedere che il cuore di quel samaritano è buono e generoso e che – a differenza del sacerdote e del levita – lui mette in pratica la volontà di Dio, che vuole la misericordia più che i sacrifici (cfr Mc 12,33). Dio sempre vuole la misericordia e non la condanna verso tutti. Vuole la misericordia del cuore, perché Lui è misericordioso e sa capire bene le nostre miserie, le nostre difficoltà e anche i nostri peccati. Dà a tutti noi questo cuore misericordioso! Il Samaritano fa proprio questo: imita proprio la misericordia di Dio, la misericordia verso chi ha bisogno.