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Un ragioniere siciliano viene risarcito dopo aver trascorso diciotto giorni ai domiciliari da innocente, nell’ambito di un inchiesta su un giro di tangenti.


Gerlando Cardinale, Agrigento Notizie, 10 novembre 2020

Un risarcimento di 7.500 euro per diciotto giorni di arresti domiciliari da innocente: la Corte di appello di Palermo, alla quale si sono rivolti gli avvocati Giuseppe Scozzari e Angelo Sutera, riconosce al ragioniere Michele Daina un indennizzo “per ingiusta detenzione” in seguito all’arresto scattato nell’ambito dell’inchiesta Duty free in cui si ipotizzava un giro di tangenti all’Agenzia delle Entrate, talvolta di modesta entità o sotto forma di favori, in cambio dell’annullamento di sanzioni tributarie.

Uno degli episodi principali riguardava l’assunzione alle dipendenze di Girgenti Acque, la società che gestisce il servizio idrico in molti comuni della provincia di Agrigento, della trentenne Francesca Leto, praticante avvocato figlia di Pietro, direttore dell’Agenzia.

Il presidente di Girgenti Acque, Marco Campione e Leto, secondo l’accusa, avrebbero barattato l’assunzione – inizialmente come collaboratrice, poi è arrivata la promessa della stabilizzazione – con l’annullamento di una sanzione di 44 mila euro comminata alla società dell’imprenditore.

Lo stesso Leto avrebbe comunicato a Campione – secondo quanto sostenuto dal pm Andrea Maggioni, titolare dell’inchiesta, e dal gip Francesco Provenzano che ha firmato l’ordinanza – notizie riservate sull’attività ispettiva dell’ufficio. Daina, 67 anni, storico ragioniere del gruppo Campione, era accusato di avere avuto un ruolo nell’accordo corruttivo fra Leto e il proprio datore di lavoro collaborando alla realizzazione.

Tutti – il 10 dicembre del 2015 – erano finiti ai domiciliari prima che il tribunale del riesame annullasse il provvedimento ritenendo che il quadro indiziario fosse carente. Per questa vicenda sono stati tutti assolti. La sentenza, emessa dal gup di Agrigento Giuseppe Miceli il 28 novembre del 2017, è diventata definitiva e Daina ha chiesto i danni allo Stato. Risarcimento che non è automatico. Per l’erogazione è richiesto, infatti, che il detenuto “non abbia concorso con dolo o colpa grave”.

Daina, che aveva chiesto 10.000 euro, aveva sostenuto di avere subito gravi danni psicologici e professionali. Al ragioniere, inizialmente accusato di avere fatto da mediatore per una serie di incontri fra le parti per il presunto accordo – ipotesi sconfessata dal processo -, secondo i giudici “non gli si può addebitare alcuna colpa”.

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I giudici gli hanno riconosciuto i danni morali e di immagine, legati al grande risalto mediatico che all’epoca fu dato alla vicenda.

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