Ognuno Ha La Giustizia Che Si Merita

A Trieste per chiudere un fallimento servono tre anni, a Siracusa 16. Ma non sempre il Sud è messo peggio del Nord.
Da Sette, Corriere della Sera del 08 Luglio 2016. Articolo di Luigi Ferrarella

“Non necessariamente secondo l’usurato schema per il quale il Sud sarebbe sempre peggio e il Nord starebbe sempre meglio, luogo comune ribaltato ad esempio dalle performance del Tribunale di Marsala, passato in quattro anni dalla parte bassa del tabellone al secondo posto della graduatoria nazionale per efficienza nei processi ultra triennali.”

Dimmi dove vivi, ti dirò che giustizia avrai:

A seconda delle sedi cambia tutto: a Trieste per chiudere un fallimento servono tre anni, a Siracusa 16. Ma non sempre il Sud è messo peggio del Nord

Quanto dista Trieste da Siracusa? Mille e cinquecento chilometri. Ma si può anche rispondere: sedici anni. Quanto tempo ci vuole dal capoluogo friulano all’altra città siciliana? Un’ora e mezza in aereo. Ma si può anche dire: 4.800 giorni in tribunale. Dipende solo da cosa si considera. Perché, se si calcola ad esempio quanto tempo occorra alla giustizia per chiudere una procedura di fallimento, la calcolatrice impazzisce di fronte all’abissale differenza fra appunto le 68o settimane (circa 16 anni) di Siracusa e invece i 3 anni di Trieste.

È l’ennesima radiografia della forse maggiore patologia che attanaglia i tribunali italiani, e cioè quella sorta di preterintenzionale “federalismo” giudiziario che fa sì che tempi, capacità e prevedibilità dei procedimenti siano sempre più divaricati da territorio a territorio. Non necessariamente secondo l’usurato schema per il quale il Sud sarebbe sempre peggio e il Nord starebbe sempre meglio, luogo comune ribaltato ad esempio dalle performance del Tribunale di Marsala, passato in quattro anni dalla parte bassa del tabellone al secondo posto della graduatoria nazionale per efficienza nei processi ultra triennali. Ma resta pur sempre vero che la forbice ormai si fa dilagante in quasi ogni “disciplina” dello “sport” giustizia. Lo si vede nei tassi di prescrizione dei processi penali, dove l’incidenza tra processi definiti e processi estinti per “tempo scaduto” può oscillare dal disastroso 34,3 per cento di Torino al più accettabile 8,8% di Napoli, sino al solo 4% di Firenze e Roma o al quasi zero di Bolzano.

Lo si registra nei tempi di durata dei procedimenti civili, dove una meritoria mappatura statistica promossa dal Ministero della Giustizia individua tredici tribunali che guidano il gruppo di testa avendo solo il 6% di cause civili più vecchie di tre anni (come la qui virtuosa Torino), ma altri dodici tribunali (come Foggia o Salerno) che annaspano nel fondo classifica schiacciati dal 4096 di cause civili più vecchie di tre anni. Lo si coglie nel peso degli indennizzi per irragionevole durata dei processi o nei risarcimenti per ingiuste detenzioni, anch’essi a macchia di leopardo in Italia. Lo si verifica persino nella difforme geografia delle scoperture d’organico dei 9.000 cancellieri che complessivamente mancano negli uffici giudiziari dell’intero Paese, o in quelle dei magistrati che ad esempio vedono la Procura di Padova all’ultimo posto in Italia nel rapporto tra giudici e popolazione con oltre mille procedimenti l’anno da gestire per ogni singolo pm, un rapporto più che triplo rispetto ad altre Procure.

Adesso sono da poco state rilasciate le conclusioni di una ricerca condotta dall’agenzia di rating Cerved, grazie ai dati del Registro delle imprese su base della sede provinciale delle aziende, sulla durata dei fallimenti chiusi in Italia nel 2015. E di nuovo ecco farsi bella o brutta una Italia tutta diversa a seconda di dove le si scatti la fotografia. L’unica notizia buona è che la media nazionale di 2.70o giorni, cioè di 7 anni e 4 mesi, è un po’ meglio degli 8 anni della precedente rilevazione 2014, e bene o male riporta le lancette dell’orologio alla situazione del 2006: boccata d’ossigeno in parte incentivata dal fatto che una delle previsioni del decreto legge n.1.32/2m5 sulla giustizia civile abbia stabilito che l’incarico del curatore è revocato se la liquidazione dell’attivo non viene esaurita nel giro di due anni.
Il lieve miglioramento della media nazionale è però l’unica (peraltro magra) consolazione se si guarda non soltanto l’estemporaneo testacoda record fra la “maglia rosa” Trieste e la “maglia nera” Siracusa, ma anche il più strutturale (e quindi più preoccupante) gap tra il gruppo di testa dei tribunali che come Bolzano o Milano o Como, ma anche come Crotone o Vibo Valentia, concludono una procedura di fallimento nel giro di 3-4 anni, e invece la pattuglia di retroguardia che, a Messina come però anche a Vercelli, naviga cinque volte più lenta, attorno (o persino sopra) ai 14 anni di procedura.

Luigi Ferrarella

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