incarcerato ingiustamente per l'omicidio del padre

Luca Agostino ha passato ben 113 giorni incarcerato ingiustamente per l’omicidio del padre. E’ stato in seguito dichiarato innocente e risarcito grazie a un’intercettazione del fratello, che lo aveva incastrato.


Ripercorriamo insieme la vicenda che ha portato per Luca Agostino alla prova di innocenza per l’omicidio del padre e al risarcimento di 24.300 euro.

L’Omicidio

Desio, 24 febbraio 2010: una lite di famiglia supera il limite e degenera nell’omicidio del padre Cosimo Agostino, ucciso con 3 colpi di pistola. Presenti nella terribile vicenda i figli Luca Agostino, Vincenzo e la madre dei due.

Gli inquirenti non riescono a capire chi abbia sparato: Luca si avvale della facoltà di non rispondere, salvo due giorni dopo rispondere alle domande ed affermare di non essere il responsabile.

L’Accusa

Successivamente, è il fratello più grande a confessare di essere il responsabile dell’omicidio del padre. E’ lui infatti a indicare dove fosse l’arma del delitto, nascosta in un laghetto di Giussano.

Gli inquirenti, tuttavia, oltre che con l’arresto di Vincenzo, procedono con il fermare anche Luca. Il sospetto è che Vincenzo voglia proteggere il minorenne.

Il caso si complica e, in attesa di accertamenti scientifici, il 16enne è incarcerato ingiustamente per l’omicidio del padre, sottoposto ad alcuni giorni di isolamento.

I risultati degli accertamenti scientifici lasciano pochi dubbi: è proprio sulle mani di Luca che si trova della polvere da sparo.

Il Risarcimento

In seguito alle indagini, il Consulente del Pubblico Ministero afferma che quella polvere da sparo «ben può essere spiegata con la dinamica dei fatti così come raccontata dai tre».

La dichiarazione, invece, che Vincenzo sembrava rivolgere a Luca, tu hai rovinato la nostra famiglia, è intesa dal pm Vittorio Pilla come un’ultima “imprecazione contro il padre”.

La definitiva prova dell’innocenza di Luca arriva, seppur inconsciamente, proprio dal fratello Vincenzo: le intercettazioni dei colloqui con la zia in carcere, come riporta il Corriere Della Sera, rivelano sorpresa e rabbia di Vincenzo verso il fratello più piccolo, che avendo toccato la pistola potrebbe risultare colpevole a tutti gli effetti.

Aggiunge, inoltre, che incolpare Luca sarebbe la soluzione migliore, in quanto, poiché minorenne, sarebbe stato in carcere la metà degli anni di quanti sarebbero spettati a lui.

Al minorenne, già prosciolto dal gip Marilena Chessa, viene riconosciuta l’istanza di riparazione per ingiusta detenzione dalla Corte D’Appello.

Dopo 5 anni dalla vicenda, il risarcimento è di 24.300 euro per essere stato incarcerato ingiustamente dal 25 febbraio al 17 giugno 2010 per l’omicidio del padre.

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