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Riportiamo un articolo apparso oggi sul quotidiano La Provincia del Pavese.

Innocenti in tutti i gradi di giudizio, stavolta anche i magistrati civili confermano la loro correttezza.

Ma uno di loro è morto di Covid-19 pochi giorni prima della sentenza.


Filiberto Mayda, La Provincia del Pavese; 8 Aprile 2020.

Sono undici anni che passano da un tribunale all’altro. E per undici anni, da quel maledetto mese di aprile del 2009, i giudici di ogni grado non hanno avuto dubbi: i sei carabinieri vogheresi non avevano massacrato di botte l’argentino Isidro Diaz, all’epoca quarantenne, fermato prima a Pontecurone da una pattuglia dell’Arma, poi portato in caserma a Voghera.

E nella caserma, secondo l’accusa (infondata) di quell’uomo, lo avrebbero malmenato a tal punto da provocargli la perdita parziale della vista e dell’udito.

I sei carabinieri – Umberto Cardillo, 45 anni; Marco Iachini, 55 anni; Cirino Turco, 38 anni; Massimo Bergozza, 54 anni; Nicola Sansipersico,56 anni; Giuseppe Spoto, 56 anni – sono sempre stati prosciolti e assolti.

Ma Diaz ha insistito al punto da scegliere anche la strada del giudizio civile, del risarcimento: 1,2 milioni di euro.

Ebbene, pure questa richiesta è stata, ieri, respinta dalla II sezione civile della Corte d’appello. Un riconoscimento della correttezza assoluta dei militari, ma quelle ennesime parole di assoluzione (se di assoluzione si potesse parlare in sede civile) uno dei sei non ha potuto ascoltarle: Nicola Sansipersico, un amico di tanti vogheresi, è morto alcuni giorni fa, stroncato dal Coronavirus.

Scritta la Parola Fine?

I loro avvocati Roberta Russo, Paolo Vercesi, Marco Casali e Gianfranco Ercolani sperano che la storia sia chiusa qui.

Ma tutto è possibile, persino un nuovo ricorso in Cassazione, e poi chissà. Un processo senza fine? Dipenderà da Diaz, dal suo avvocato, dall’associazione che lo ha sostenuto dal primo giorno come vittima dei carabinieri.

Un fatto è certo. Per undici anni la carriera dei carabinieri, spesso investigatori brillanti, è rimasta al palo. Nessuna promozione. In un paio di casi, hanno ricevuto delle benemerenze, dei riconoscimenti ufficiali per il loro lavoro. Non avevano valore, non hanno potuto influire sulla loro carriera.

Ferma questa, fermi persino gli stipendi, senza aumenti. L’Arma, giustamente, non è tenera con chi è sospettato di aver disonorato la divisa. Ma loro non lo avevano fatto.

Basti pensare che, dopo la denuncia presentata da Diaz (che in realtà, agli atti, risulta aver riportato delle lesioni ma solo in occasione del primo fermo, a Pontercurone: quando fuggì al posto di blocco e aggredì i carabinieri della pattuglia con un coltello), ci fu subito un proscioglimento in sede di udienza preliminare. Poi in appello, quindi in Cassazione.

La Sentenza

Anche civilmente, va detto, i magistrati della Corte d’appello – che, raccontano gli avvocati difensori, avevano studiato con grande cura gli atti processuali della fase penale – non sembrano avere alcun dubbio di sorta.

Chiudendo la sentenza con la quale respingono nettamente la richiesta risarcitoria di Diaz, scrivono: «Concludendo, non vi sono elementi che consentano di affermare che vi siano state le denunciate percosse nel periodo di permanenza di Luciano Isidro Diaz presso la Caserma Carabinieri di via Verdi in Voghera. Né da alcuno degli atti dei militari convenuti nel processo civile consta ammissione di sorta, posto che anzi in tutti gli atti costitutivi esplicitamente e recisamente si contesta la ricostruzione dei fatti proposta da Luciano Isidro Diaz. S’impone quindi la reiezione della domanda risarcitoria formulata».

E per una volta un condannato c’è. La Corte, infatti, «condanna Diaz Luciano Isidro al pagamento delle spese processuali della presente fase processuale, e di quella del giudizio di cassazione, che liquida
per compensi defensionali in € 6.669 per il giudizio di cassazione, per il giudizio di rinvio 8.814, in favore di ciascuna parte, oltre spese generali».

Rimani aggiornato e leggi altre notizie riguardanti il fenomeno della malagiustizia: leggi la nostra sezione di rassegna stampa.

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