Avvocati, Consiglieri Dell’Ordine Solo Per Due Mandati

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Ora anche per gli avvocati vi è il limite di due mandati consecutivi; ne parla ItaliaOggi.

Articolo di Michele Damiani

Il limite massimo di due mandati per i consiglieri di ordini locali forensi ha valenza retroattiva. Questo limite, definito dalla legge 113/2017 («disposizioni sulla elezione dei componenti dei consigli degli ordini circondariali forensi»), deve prendere in considerazione anche i mandati svolti in periodo antecedente. È quanto affermato dalla Corte di cassazione, sezioni unite civili, nella sentenza 32781/18. La vicenda riguarda un ricorso presentato da un avvocato contro l’elezione del consiglio dell’ordine di Agrigento e contro la conseguente sentenza 80/2018 del Consiglio nazionale forense, depositata il 21 giugno scorso. Il reclamo era basato sulla contestazione dell’eleggibilità di sei componenti eletti che avevano già ricoperto la carica di consigliere dell’ordine per almeno due mandati consecutivi. L’elezione, per il ricorrente, andava contro l’articolo 3, comma 3, della legge 113/2017 secondo cui «i consiglieri non possono essere rieletti per più di due mandati consecutivi» (a meno che non si parli di mandati inferiori ai due anni o sia trascorso un periodo un numero di anni uguale a quelli nei quali si è svolto il precedente mandato), nonché contro l’articolo 28, comma 5, della legge 247/2012 («i consiglieri non possono essere eletti per più di due mandati»). Tuttavia, secondo l’interpretazione data dal Cnf (espressosi, appunto, con la sentenza 80/2018), questa norma sui regimi di ineleggibilità non ha effetti retroattivi e si deve applicare dal momento di entrata in vigore della legge che la istituisce. La Corte, invece, ha assunto una posizione opposta a quella del Consiglio. Per prima cosa, viene affermato che «un simile regime deve qualificarsi funzionale all’esigenza di assicurare la più ampia partecipazione degli iscritti, nonché in grado di evitare fenomeni di sclerotizzazione potenzialmente nocivi per un corretto svolgimento delle funzioni di rappresentanza. La norma valuta come da evitare il pericolo di una cristallizzazione delle posizioni di potere». Inoltre, secondo la Cassazione, la norma «non regola il passato, ma attribuisce, per il futuro, una nuova rilevanza e una nuova considerazione a fatti passati, eretti a requisiti negativi od ostativi per l’accesso alle cariche elettive». In pratica, la Corte afferma che per valutare la presenza dei requisiti per l’eleggibilità si deve per forza prendere a riferimento il periodo antecedente alla data delle elezioni. «Va pertanto enunciato», si legge nella sentenza, «il seguente principio di diritto: in tema di elezioni dei consigli degli ordini circondariali forensi, la disposizione dell’art. 3 comma 3 della legge 113/2017, in base alla quale i consiglieri non possono essere eletti per più di due mandati consecutivi, si intende riferita anche ai mandati espletati anche solo in parte prima della sua entrata in vigore, con la conseguenza che, fin dalla sua prima applicazione, non sono eleggibili gli avvocati che abbiano già espletato due mandati consecutivi». La Corte, accogliendo il ricorso, rimanda la decisione al Consiglio nazionale forense, che dovrà deliberare sulla base delle conclusioni a cui è giunta la Cassazione. «Bene la sentenza che statuisce il divieto del doppio mandato anche per coloro che lo avevano svolto, anche parzialmente, prima dell’entrata in vigore della legge stessa», dichiara il segretario generale dell’Associazione nazionale forense Luigi Pansini. «La vicenda coinvolge parecchi ordini locali. Ed è giusto verificare se la pronuncia abbia effetto anche rispetto all’elezione in corso dei componenti del Consiglio nazionale forense che dovrà dare applicazione alla sentenza dei giudici di Piazza Cavour».

ItaliaOggi

Da Lunedì La «Stretta» Sul Regime Di Incompatibilità Per I Curatori

Ai sensi del decreto legislativo 54 del 2018, la nuova disciplina delle incompatibilità per curatori, liquidatori, commissari entra in vigore.

Articolo di Giovanni B. Nardecchia pubblicato in data 23 giugno 2018 su Il Sole 24 Ore

 

“PROFESSIONISTI

Agli incaricati l’obbligo di autodichiarare l’assenza di conflitti

Al via la nuova disciplina delle incompatibilità per curatori, liquidatori, commissari. Da lunedì, infatti, sarà in vigore il decreto legislativo n. 54 del 2018, che innesta alcune modifiche al codice antimafia. L’incompatibilità esiste nel caso di particolari rapporti (parentela, affinità, o «assidua frequentazione derivante da una relazione sentimentale o da un rapporto di amicizia stabilmente protrattosi nel tempo e connotato da reciproca confidenza, nonché il rapporto di frequentazione tra commensali abituali») tra l’incaricato e «magistrati addetti all’ufficio giudiziario al quale appartiene il magistrato che conferisce l’incarico».

Inoltre, viene introdotto l’obbligo di dichiarare l’eventuale sussistenza di siffatti rapporti con «magistrati, giudicanti o requirenti, del distretto di Corte d’appello». La nuova disciplina delle incompatibilità e degli obblighi di dichiarazione riguarda anche le analoghe figure previste nell’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi e nella composizione delle crisi da sovraindebitamento.

La legge impone ai professionisti, al momento dell’accettazione dell’incarico, di dichiarare l’insussistenza di rapporti tali da determinare l’incompatibilità; in caso di sussistenza di siffatti rapporti con uno qualsiasi dei magistrati del tribunale, dovranno rifiutare l’incarico, indicandone il motivo. I professionisti dovranno altresì dichiarare la sussistenza o meno di rapporti particolari con magistrati del distretto di Corte d’appello.

Tali obblighi non riguardano gli incarichi già in essere al momento dell’entrata in vigore della nuova normativa; in caso di incompatibilità sopravvenuta il curatore (commissario o liquidatore giudiziale) dovrà comunque, dichiarare la circostanza al giudice delegato per mettere il tribunale in condizioni di provvedere sull’eventuale sostituzione. Gli stessi obblighi gravano sui coadiutori nominati in base all’articolo 32, comma 2°, legge fallimentare. I curatori (non i commissari e liquidatori giudiziali) dovranno avere cura di richiedere e ricevere la loro dichiarazione di insussistenza di cause di incompatibilità. Nella nozione di coadiutore rientrano tutti coloro che svolgono un’attività che dovrebbe e potrebbe svolgere il curatore: ad esempio il consulente fiscale o quello del lavoro.

È evidente che, al di là dei rapporti di parentela e affinità, che sono oggettivamente individuabili, il «rapporto di assidua frequentazione», implica una valutazione soggettiva che è rimessa alla ragionevole discrezionalità di chi deve rilasciare la dichiarazione, ma che potrà essere successivamente sindacata nel merito da chi è preposto alla vigilanza sul rispetto della legge (in primis i magistrati che conferiscono gli incarichi e che presiedono le procedure nell’ambito delle quali gli incarichi vengono conferiti).

Il richiamo finale alla tradizionale categoria del «rapporto di frequentazione tra commensali abituali» può fornire qualche utile elemento per meglio definire il perimetro dell’area dell’incompatibilità. La locuzione «commensale abituale», secondo prevalente dottrina e giurisprudenza si riferisce a ogni soggetto appartenente a una cerchia di persone con affectio familiaritatis, ossia con interessi comuni, frequenza di contatti e di rapporti, di tale continuità da far dubitare della loro reciproca imparzialità e serenità di giudizio.”

La Negligenza Del Legale Non Fa Scattare Il Danno

La Corte di cassazione, con sentenza n. 13755 del 31 maggio scorso, ricorda che in caso di negligenza del legale il risarcimento del danno è subordinato alla prova che, con un’attività difensiva diversa, la causa sarebbe stata vinta.

 

Articolo di Patrizia Maciocchi pubblicato in data 11 giugno 2018 su Il Sole 24 Ore

 

“L’avvocato negligente che perde la causa perché non fa le giuste contestazioni, rimborsa al cliente solo le spese di lite, se manca la prova che con una difesa più incisiva il verdetto sarebbe stato favorevole. La Corte di cassazione, con la sentenza 13755 del 31 maggio scorso, ha respinto sia il ricordo principale dei clienti del legale sia quello incidentale del professionista.
I primi chiedevano alla Suprema corte i danni, per responsabilità professionale, il secondo non voleva pagare neppure le spese del contenzioso perso. L’avvocato era accusato di non aver fatto la mossa vincente in un giudizio contro una banca della quale i suoi clienti chiedevano la condanna per aver effettuato investimenti senza ordinativi scritti, contestando al tempo stesso un decreto ingiuntivo ottenuto dell’istituto di credito per il saldo negativo di chiusura del conto.
Per la Cassazione il difensore era stato certamente negligente, non avendo chiesto all’istituto di credito di produrre le prove scritte sulle quali basava le sue pretese. Tuttavia non era possibile pronosticare che con una maggiore “abilità”, la causa sarebbe stata vinta. I giudici, ricordano che, in caso di responsabilità professionale dell’avvocato per non aver svolto un’attività dalla quale sarebbe potuto derivare un vantaggio personale o patrimoniale per il cliente, la regola dell’evidenza o del «più probabile che non», vale non solo per accertare il nesso di causalità tra omissione ed evento danno, ma anche per verificare il collegamento tra quest’ultimo e le conseguenze risarcibili.”

Aldo Coronati: Trent’Anni Di Battaglie Per Far Valere I Propri Diritti

La storia di Aldo Coronati, fondatore della Secur, che è stato condannato a pagare più del dovuto e che ha visto sparire i propri soldi nelle casse comunali, con delle ripercussioni anche dal punto di vista lavorativo. Il Comune riconosce il debito, ma fa “orecchie da mercante” e il signor Coronati non si rassegna.

AIVM ha sostenuto il signor Coronati nel corso della vicenda che dura da 30 anni e auspica un esito positivo.

In allegato l’articolo di Olivia Bonetti su Il Gazzettino

 

AIVM (Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia)

Iscritta al Registro Provinciale delle Associazioni senza scopo di lucro della provincia di Milano, con il numero 409. C.F. 97613360151

(+39) 02 66715134

Piazza Luigi di Savoia 22, Milano