In questo articolo raccontiamo la storia di Massimo Carlotto, scrittore di Noir, drammaturgo, saggista, fumettista e sceneggiatore italiano, accusato ingiustamente dell’omicidio di Margherita Magello.


La Vicenda Della Morte

Massimo Carlotto, classe 1956, nasce a Padova e diventa un giovane militante di Lotta Continua negli anni ‘70.

Il 20 Gennaio del 1976, all’età di soli 19 anni, viene accusato di aver ucciso con 59 coltellate la sua fidanzata, la 24enne Margherita Magello, trovata morta seminuda nel suo appartamento a Padova.

Margherita ha dietro di sè una scia di sangue come affermò sua madre, recatasi nell’appartamento a controllare.

Quel pomeriggio, erano circa le 18, Margherita parla al telefono con la sua amica Silvia quando suonano alla porta.

Poco dopo le dice che la richiama dopo mentre, nel frattempo, sua madre Maria Giuseppina prende un taxi dalla stazione.

Non appena arriva trova la porta dell’appartamento aperta e la luce accesa.

C’era solo il tenente dell’aeronautica Paolo Cesare Cagni all’epoca 28enne, l’inquilino del secondo piano di Margherita.

I due, entrano insieme nell’appartamento e trovano il corpo di Margherita morto vicino l’armadio, ma nessuna traccia dell’assasino.

Più tardi in centrale, Massimo Carlotto afferma: “è morta tra le mie braccia” e dichiara la sua innocenza.

Ripercorre così le sue tappe fatte durante quella notte: erano circa le 22, orario vicino a quello dell’omicidio, quando Massimo percorre via Faggin e sente delle urla provenire dall’appartamento.

Subito si reca sul posto dove trova la ragazza quasi morta e accoltellata.

Massimo però non aspetta la polizia e scappa a raccontare dell’accaduto a suo padre e al suo avvocato, e quest’ultimo gli suggerisce di andare dai carabinieri.

Massimo Carlotto si reca così in questura e afferma di averla trovata già accoltellata e quasi morta.

Tutti si chiedono cosa Massimo stesse facendo da quelle parti e perché sia subito scappato senza chiamare la polizia.

All’epoca era un militante di stampo comunista di Lotta Continua, e il ragazzo afferma che si trovava lì per un’indagine sullo spaccio di droga.

Sulla camicia di Massimo ci sono però delle tracce di sangue di Margherita. Troppo poche per un omicidio di 59 coltellate, ma i sospetti ricadono comunque su di lui.

L’autopsia eseguita su Margherita permette di dichiarare l’ora del decesso e di affermare che si tratta di un’aggressione violenta e una precoce morte.

Inoltre, non ci sono segni di infrazione, questo significa che la vittima conosceva il suo assassino, e così le accuse ricadono su Massimo.

Viene arrestato quella sera stessa, anche a causa della presunta frequentazione tra i due ragazzi.

Il Processo per l’Omicidio

Massimo Carlotto durante il processo
Massimo Carlotto durante il processo

Il caso di Massimo lascia moltissime lacune.

Nonostante tutto, la vicenda giudiziaria di Massimo consiste in 11 sentenze e 7 processi, che condannano ingiustamente il ragazzo a 19 anni di carcere.

Innanzitutto la madre smentisce che i due si stavano frequentando.

Margherita muore dissanguata ma sulla camicia di Massimo ci sono troppe poche gocce di sangue, e continua infatti a dichiararsi innocente.

C’era l’acqua tiepida della vasca da bagno: sembra che Margherita stava per farsi il bagno.

Eppure c’era anche la camicetta sporca di sangue, inoltre l’autopsia afferma che non c’è stata violenza sessuale.

Un’altra incognita è che Massimo, conoscendo la vittima, non si sarebbe recato nella stessa ora del rientro di Paolo Cagni, cognato di Margherita.

Infine, durante la telefonata con l’amica Silvia, Margherita dà del lei allo sconosciuto alla porta, e questo esclude la presenza in quel momento di Massimo.

Secondo la difesa, infatti, Massimo è arrivato durante l’omicidio e ha cercato invano di fermarlo, scappando poi per paura.

Nel 1978 la sentenza assolve Massimo per mancanza di prove.

Ma i carabinieri accusano comunque la Corte e così inizia la vicenda giudiziaria di Massimo Carlotto, che decide di scappare e cambiare identità.

Prima è Bernard, impiegato a Parigi, poi Lucien, turista che scala i Pirenei e infine Max, uno studente a Città del Messico.

La fuga dura circa 3 anni, fino a quando Massimo viene estradato e si dichiara alla dogana di Linate.

Contro di lui si schiera anche l’opinione pubblica che lo accusa di avere la protezione dell’intelligence italiana.

Lo scrittore Jorde Amado lancia un appello e chiede la revisione del caso a causa di nuove prove: un’impronta di scarpa sul corpo di Margherita, una striscia di sangue e un pelo stretto tra le sue dita.

La sentenza, di nuovo, rilascia Massimo per un’impronta che non corrispondeva accanto al piede della vittima.

Molte prove, però, si smarriscono e così il Giudice condanna nuovamente Massimo.

I genitori chiedono la grazia al Presidente della Repubblica Scalfaro.

Massimo, però, doveva ammettere la sua colpevolezza mentre, al contrario, continua a dichiararsi innocente e sconta così la sua condanna ingiusta di 19 anni di carcere.

Solo nel 1993, il presidente Scalfaro concede a Massimo la grazia che può così tornare a una vita normale.

Massimo Carlotto durante l'arresto
Massimo Carlotto durante l’arresto.

Massimo Carlotto Dopo le Accuse

Dopo un anno dal suo rilascio, nel 1994 e dopo 17 anni di carcere, Massimo scrive la sua autobiografia Il Fuggiasco, che racconta proprio degli anni in cui era un latitante.

Il libro ha un enorme successo e Massimo diventa un affermato scrittore di noir, per poi dedicarsi anche all’attività giornalistica.

Si batte spesso contro temi di politica e giustizia.

Diventa famoso anche per il suo libro “l’Alligatore” che tratta la vicenda dell’investigatore privato Marco Buratti, e scrive anche delle Vendicatrici e la biografia di Giorgio pellegrino.

Nonostante il successo, dopo 44 anni dall’omicidio di Margherita, la famiglia della ragazza continua a ritenerlo colpevole.

Massimo Carlotto oggi

Per ulteriori approfondimenti ti proponiamo questo film sulla storia di Massimo Carlotto.

Se sei interessato, nell’articolo, trattiamo anche altri film affini con la vicenda.

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