Aldo Scardella fu una vittima della malagiustizia: si tolse la vita a soli 25 anni.
Aldo Scardella (fonte:cagliari.italiani.it)

02 luglio 1986: esattamente trentatré anni fa Aldo Scardella fu trovato morto nella sua cella nel carcere di Buoncammino di Cagliari.

185 giorni trascorsi ingiustamente in regime di completo isolamento, lo spingono a togliersi la vita impiccandosi: morì da innocente.

Questo fu uno dei più gravi ed eclatanti errori giudiziari in Italia.

La morte di Scardella ebbe sin da subito un grosso impatto mediatico e scosse profondamente la comunità sarda e tutta la società italiana in merito al fenomeno della malagiustizia.


La Notte Dell’Omicidio e le False Accuse

È il 23 dicembre 1985; Aldo Scardella è un comune studente universitario di 24 anni e frequenta la facoltà di Economia e Commercio nella città di Cagliari.

Aldo è pronto a trascorrere un tranquillo Natale in famiglia come molti giovani della sua età: quello che non sa è che poco distante dal palazzo dove abitava all’epoca, è in corso una rapina.

Due criminali hanno deciso di derubare il supermercato di proprietà di Giovanni Battista Pinna.

Una volta atteso l’orario di chiusura, i due, camuffati con dei passamontagna, irrompono nel negozio ed esplodono dei colpi d’arma da fuoco.

L’esercente muore nella sparatoria ed i due malviventi scappano dal luogo del delitto attraverso una via che porta al complesso residenziale dove vive Scardella.

Le indagini iniziano immediatamente e la squadra mobile di Cagliari rinviene uno dei passamontagna utilizzati dai rapinatori in un giardino condominiale adiacente all’abitazione di Aldo.

Scardella viene così iscritto nel registro degli indagati da parte della Procura di Cagliari.

Il 26 dicembre le forze dell’ordine eseguono una perquisizione nella casa del giovane, il quale fornisce immediatamente un alibi a prova della sua innocenza.

Gli agenti non troveranno nulla all’interno della residenza di Scardella.

Nonostante l’assenza di prove concrete, il 29 dicembre il PM Sergio de Nicola emette un ordine di cattura nei confronti di Aldo Scardella, il quale viene rinchiuso nel carcere di Buoncammino di Cagliari.

La Procura giustifica l’arresto dichiarando: “Esistono sufficienti indizi di colpevolezza a carico dell’imputato per poter affermare che Aldo Scardella sia colpevole“.

Questa affermazione fu sempre messa in discussione dal legale e dai famigliari del ragazzo, in quanto si trattava unicamente di sospetti e non di indizi concreti a carico del giovane.

La Detenzione e la Morte di Aldo Scardella

Inizialmente Aldo fu portato nel carcere di Cagliari, ma venne trasferito dopo poco tempo nella casa circondariale “Salvatore Soro” di Oristano, dove subì il regime di isolamento.

Sin da subito accaddero diversi episodi molto gravi, che evidenziarono il comportamento errato tenuto dalla magistratura e dagli organi di polizia giudiziaria in merito alla vicenda.

Innanzitutto la famiglia non fu informata del trasferimento del ragazzo ad Oristano e per 10 giorni non seppero nulla dalla Magistratura.

Oltre a ciò gli fu negato un diritto fondamentale come quello di poter nominare il proprio legale per ben una settimana.

Scardella fu sorvegliato a vista 24 ore al giorno e non gli fu concesso qualsivoglia contatto con altri detenuti.

Inoltre, durante il suo periodo di detenzione, non incontrò mai personalmente il suo avvocato e rivide la propria famiglia unicamente dopo 4 mesi dal suo arresto.

Trasferito nuovamente a Cagliari, fu psicologicamente ridotto allo stremo a causa delle negligenze ed errori degli inquirenti.

Aldo decise di togliersi la vita nella sua cella impiccandosi; il biglietto ritrovato nella sua cella recitava: “Vi chiedo perdono se mi trovo in questa situazione, lo devo solo a me stesso, ho deciso di farla finita. Perdonatemi per i guai che vi ho causato. Muoio innocente“.

Ulteriore elemento che contribuì a rendere sempre più oscura la vicenda fu il fatto che nell’autopsia eseguita sul corpo del ragazzo, furono trovate tracce di metadone, sostanza che Aldo non aveva mai assunto prima dell’arresto.

La Proclamazione di Innocenza Del 1996

Il caso di Scardella fece molto scalpore all’epoca, anche grazie al risalto mediatico dato al fenomeno della malagiustizia.

Questo perchè la famosa vicenda di Enzo Tortora avvenne quasi in concomitanza con quanto accaduto a Cagliari.

Grazie alle pressioni esercitate dall’opinione pubblica, il caso non fu mai accantonato e lo stesso conduttore televisivo si interessò personalmente ai fatti accaduti nel capoluogo sardo.

La risoluzione dell’omicidio Pinna avvenne soltanto 10 anni dopo l’arresto di Aldo, grazie alla testimonianza del collaboratore di giustizia Antonio Fanni, esponente della banda criminale Is Mirrionis.

Nel 2002 arriva la condanna in via definitiva per Walter Camba ed Adriano Peddio, esponenti della banda di Fanni ed esecutori materiali dell’omicidio.

Intervista al Fratello di Aldo: Parla Cristiano Scardella

Il fratello di Aldo Scardella, Cristiano Scardella | aivm.it
Il fratello di Aldo, Cristiano Scardella (fonte: castedduonline.it)

La nostra associazione ha contattato il fratello di Aldo, Cristiano, in occasione del trentatreesimo anniversario della tragedia per un’intervista.

AIVM:Buongiorno Cristiano,

Secondo Lei, l’assurdo caso di malagiustizia in cui fu coinvolto suo fratello e, indirettamente, anche lei e la sua famiglia, ha contribuito in qualche modo a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della malagiustizia?

Cristiano: “Si, ha sensibilizzato l’opinione pubblica ed anche le coscienze nell’ambiente sardo, soprattutto.

L’isolamento adesso può durare al massimo 15 giorni. E non solo: fu introdotta anche l’interrogazione di garanzia.

Inoltre, legata alla vicenda di malagiustizia di mio fratello, la Cassazione pronunciò una sentenza per cui è possibile usare parole forti e toni duri contro il magistrato che si è reso responsabile di un illecito e abuso.”

AIVM:Suo fratello fu incarcerato nonostante una serie di esami e perizie che mostrarono la sua totale estraneità nell’omicidio di Giovanni Battista Pinna.

Fu detenuto per tutto il tempo in regime di isolamento, sorvegliato a vista 24 ore su 24 e fu privato di qualsiasi tipo di rapporto con gli altri detenuti.

Perché quest’accanimento nei confronti di suo fratello?

Cristiano: “Loro (chi si occupò della vicenda di Aldo, ndr) sapevano che era innocente, perché sapevano in quale mondo era maturato il delitto del commerciante.

Volevano lui come colpevole per non disturbare qualcuno che in quel momento faceva comodo alla ‘giustizia’.”

AIVM:Come la fa sentire il fatto che, dopo 33 anni, nessuno ha pagato per l’assurda incarcerazione di suo fratello?

Cristiano: “Sono abituato alle ingiustizie, soprattutto quelle del mondo. Mi sento sconfitto come uomo e come cittadino.

Gli illeciti e i reati compiuti da questi signori li gridano le carte. Era palese allora e lo è anche adesso.”

AIVM (Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia)

Iscritta al Registro Provinciale delle Associazioni senza scopo di lucro della provincia di Milano, con il numero 409. C.F. 97613360151

Piazza Luigi di Savoia 22, Milano

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