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Disegno di Astrid Chesney per The New York Times

Vi proponiamo un articolo di Francesca Angeleri pubblicato sul Corriere della Sera Torino/ Cultura sulla storia di Sacco e Vanzetti.


Francesca Angeleri, Corriere Torino/Cultura, 19 aprile 2020

Parla lo studioso cuneese Luigi Botta che dal ‘72 raccoglie documenti sul celebre caso di malagiustizia: «A cent’anni dall’arresto dell’anarchico di Villafalletto, il caso non è ancora chiuso»

Nel 1972 Luigi Botta era un ventenne con la responsabilità di una redazione di provincia della Gazzetta del Popolo. Erano anni in cui, anche a notte fonda, se c’era la «notizia», si montava in macchina e si filava in sede a Torino.

Oggi ha 70 anni, ha scritto 60 volumi di saggistica di cui otto dedicati al tema che ha infiammato la sua vita, l’affaire Sacco e Vanzetti (giustiziati sulla sedia elettrica il 23 agosto del ‘27), e che ancora oggi lo tiene chino sui libri tra scrittura e ricerca nella stesura di 5 tomi, di cui sono già pronte tre milioni e mezzo di battute.

Villafalletto


Quel giorno del ‘72 si stava recando a intervistare il sindaco panettiere di Villafalletto. «Fu in quell’occasione — racconta — che scoprii che Bartolomeo Vanzetti era nato lì e il paese non gli aveva neppure dedicato una via.

Nonostante la famiglia, contadini che aprirono una rivendita di vini, fosse ben vista e dal ‘20 al ‘27 fosse anche stata sostenuta dai concittadini. La posizione del paese fu apertamente agnostica, colpevolista: se era stato mandato sulla sedia elettrica qualcosa doveva pur avere fatto.

La situazione cambiò nel 1977, quando il governatore degli Stati Uniti Michael Dukakis dichiarò l’innocenza di Sacco e Vanzetti dicendo che l’onta dovesse essere cancellata dalle famiglie.

Allora dedicarono loro un viale. Quell’articolo fu il primo in cui menzionai Bartolomeo Vanzetti».

Vincenzina Vanzetti


In seguito conobbe la sorella Vincenzina, colei che ebbe la forza di dedicare la propria esistenza al riscatto di un fratello (la sorella Luigina e il padre morirono di crepacuore) che vide l’ultima volta quando era ancora una bambina.

Fu lei a fornirgli i primi documenti su cui iniziò a lavorare: lettere, tantissime, in cui Bartolomeo raccontava l’America.

Una volta inviò anche delle fotografie, le prime con quell’estetica un po’ anarchica, occhi spiritati e barbetta incolta. «Il padre gli scrisse di stare attento e non mischiarsi con le cattive compagnie. Che potevano essere di matrice politica ma anche la mafia, che si stava diffondendo tra gli immigrati italiani».

L’amicizia con Vincenzina è durata 20 anni. «Era una donna pacata, come tutti gli altri Vanzetti. Lo stesso Bartolomeo era, nel suo periodo torinese, molto cattolico. Lei aveva una formazione socialista, nonostante la famiglia fosse giolittiana».

Il libro


Il primo libro che Botta scrisse fu nel 1978, l’attenzione era calda, con la prefazione di Pietro Nenni, Sacco e Vanzetti: giustiziata la verità, edizioni Gribaudo, che ancora oggi è considerato un testo fondamentale.

Ricominciò a lavorarci a inizio 2000. «C’era un nuovo interesse, ma il rischio era la superficialità dei vari approcci. Dalla tentata rapina al calzaturificio il 24 dicembre del 19 all’arresto del 5 maggio del 20, si svolsero molti fatti: l’uccisione della guardia Berardelli e del portavalori Parmenter, il 15 aprile, per cui Sacco (che era a Boston) e Vanzetti (che era a Plymouth a fare il pescatore), furono condannati alla sedia elettrica.

Il 28 aprile Vanzetti incontrò ancora il direttore anarco-sindacalista de Il martello. Il ritrovamento, il 3 maggio, di Andrea Salsedo sfracellato sul marciapiede di fronte al Bureau of Investigation a New York. Poi l’arresto. Da quel momento iniziò una fase in atto ancora oggi».

Archivio


Botta ha il secondo archivio più fornito al mondo, dopo quello di un americano, zeppo di materiali sul caso: migliaia di fotografie e articoli, centinaia di libri, istantanee inedite dell’Fbi, documenti unici sulle insurrezioni a Parigi nella notte successiva all’esecuzione.

Ci sono anche le testimonianze delle 800 rivolte in Italia, prima che il Fascismo coprisse tutto. Il materiale relativo all’attentato, antecedente all’esecuzione, all’ambasciata americana a Lisbona. «Ho misurato, come negli States: 775 centimetri di giornali e cartacei, 420 centimetri di fotografie.

Interviste a migliaia di personaggi, artisti, superstiti. Musica e arte nata in relazione a loro.

Il caso Sacco e Vanzetti continua ancora oggi perché è un capo fondamentale d’ingiustizia giudiziaria che deve rimanere nella storia, di monito a tutti».

Se vuoi avere altre informazioni sull’affaire Sacco e Vanzetti leggi il nostro articolo!


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