
Imputati eccellenti, indagati, incarcerati, e poi assolti.
Da Uomini&Business del 12/03/2017, articolo di Giuseppe Turani
QUALCHE AMICO HA PENSATO bene di impegnare il proprio tempo stilando un elenco dei politici indagati e poi assolti (nel 2016). L’elenco è quello che viene riprodotto qui sotto. E merita un paio di considerazioni.
Mastella, assolto
Strano, assolto
De Luca, assolto
Margiotta, assolto
Incalza, assolto
Cocchi, assolto
Mauro Mori, assolto
Obinnu, assolto
Cioni, assolto
Biagi, assolto
Conte, assolto
Errani, assolto
Capua,assolta
Venafri, assolto
Ceraso, assolto
D’Alia, assolto
Graziano, assolto
De Luca, assolto ancora
Alemanno, assolto
Marino,assolto
Cota, assolto
Incalza, assolto per la sedicesima volta
Mannino, assolto
Frisullo,assolto
Del Turco, assolto
INTANTO È EFFETTIVAMENTE LUNGO. Tanta gente. Tutta che ricopriva incarichi pubblici, più o meno importanti (compresi presidenti di regioni). Tutti accusati di cose nefande, trascinati sui giornali e nei tribunali, con verbali e intercettazioni a prova della loro scarsa qualità di amministratori e di persone. In qualche caso i procedimenti sono durati anni e anni, con grave disagio per le persone. Qualcuno è anche stato messo in carcere, come un malfattore qualunque.
Bene, tutti assolti, poi.
E QUI SORGE LA PRIMA DOMANDA. Come è possibile che chi muove l’accusa non si renda conto che le sue prove, le sue tesi, sono inconsistenti, che non reggeranno il vaglio di un tribunale terzo? Sono uomini di diritto o di passaggio?
La seconda domanda, se volete, è ancora più maliziosa. COME MAI TANTI POLITICI INDAGATI e accusati di cose orrende? Soprattutto, da parte di magistrati un po’ periferici (cioè non di Milano o di Roma)? Una forma di riscatto per la noia di doversi occupare di furti e violenze domestiche? Oppure una banale ricerca di notorietà, del colpo grosso che ti porta sulle prime pagine dei giornali e che suscita l’invidia dei colleghi (“Si è fatto due presidenti di Regione”),
ULTIMA DOMANDA. DOVREBBE ESISTERE il filtro del Giudice delle indagini preliminari, che dovrebbe valutare se il procedimento ha senso oppure no. Tutti al bar a bere il cappuccino e poi “ok, si proceda”, avendo gettato un’occhiata frettolosa alle carte?
Piccola domanda extra, ingenua. Quando si tratta di signori che occupano importanti incarichi pubblici, la prudenza, prima di sollevare accuse infamanti, non dovrebbe essere tripla?
Siamo tutti uguali davanti alla legge, ma se io accuso (sbagliando) il presidente di una regione, rischio di cambiare gli equilibri politici di quella regione (a parte il fastidio che procuro alla persona).
ESISTONO RIMEDI? IL PRIMO, E IL PIÙ FACILE, sarebbe quello di avere una stampa(e una tv) che invece di esaltarsi ogni volta che viene mossa un’accusa a un politico, si chiedesse se davvero quella accusa ha senso e se le prove a sostengo sono solide. Oggi invece accade il contrario. Non appena un politico è indagato il ragionier Bricozzi dice alla moglie “Vedi, il mascalzone”, accende il computer e vomita due insulti al malcapitato. E i giornali aprono a nove colonne, felici. Su questo punto la battaglia è persa. Troppo ghiotte le notizie che filtrano dalle procure, molti vi hanno costruito una carriera professionale (come certi magistrati). Altri vi hanno creato addirittura dei giornali o delle trasmissioni tv.
ALLORA NON RESTA CHE IL SECONDO RIMEDIO. Separazione netta di carriera fra Pm (magistratura inquirente) e Gip (giudicante). Addirittura localizzati in luoghi diversi. Ogni Pm dovrebbe sapere che quando alza un’accusa ci sarà una squadra di magistrati, in un altro luogo e che magari nemmeno conoscono, incaricata di fare pulci alle loro accuse. Oggi invece vanno a prendere il caffè e a fumarsi una sigaretta tutti insieme.
Giustamente, dal loro punto di vista, i magistrati si oppongono ferocemente a questa riforma. Infine, anche il Csm, il supremo organo di controllo della giustizia, andrebbe rivisto. Come è fatto oggi garantisce a qualunque magistrato una sostanziale impunità: se uno viene sorpreso a fare le regate veliche mentre è in malattia (successo davvero) viene al massimo trasferito o sospeso per un po’ invece di essere cacciato a calci.
Non credo che sia necessario essere particolarmente intelligenti, o informati, per rendersi conto che la corruzione è un cancro che da decenni e in misura crescente sta ammorbando il nostro Paese (non è il solo, ovviamente, ma penso sia uno dei peggiori dell’UE da questo punto di vista).Io ho cominciato a pensarlo da quando Falcone e Borsellino sono stati abbandonati dallo Stato alla vendetta della mafia che non tardò infatti a venire. Ma già questo abbandono si era verificato con il Generale dei carabinieri Alberto dalla Chiesa, qualche tempo prima. Credo che da allora sia stata imboccata una china sempre più ripida verso un abisso di cui per ora non si vede il fondo. Poiché pure la Magistratura e di conseguenza l’amministrazione della Giustizia sono state contagiate da questo morbo, e vi sono magistrati che si coprono a vicenda, oppure chi per acquistare visibilità o compiacere la sete di vendetta dei cittadini e dei parenti delle vittime accusa e condanna anche in mancanza di prove stringenti, preferendo “sbattere il mostro in prima pagina”, o accusare politici o uomini di potere (non troppo potenti, però) che per qualche ragione li potrebbero danneggiare, l’unica soluzione possibile a questo ignobile andazzo è per l’appunto la netta separazione delle carriere. Ma veramente netta. Una parte non deve sapere nulla di ciò che intende fare l’altra. Se anche molti magistrati si oppongono a questa misura, significa, per l’appunto, che anche nel loro ambito la corruzione alligna come una mala pianta. La Malagiustizia è per lo Stato un veleno mortale, e lo è soprattutto per i cittadini che dalla Malagiustizia sono colpiti. Il guaio è che anche lo Stato è connivente. Serve un cambiamento deciso di rotta nella politica perché il marcio parte sempre dalla testa (come per il pesce).
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