Ricorso in Cassazione: cos'è e quando è ammesso | aivm.it

Spesso si parla di ricorso in Cassazione, ma non sempre è chiaro cos’è e come fare.


Cerchiamo di capire meglio questa procedura giuridica.

Che Cos’è?

Il ricorso in Cassazione è conosciuto come “terzo grado di giudizio“.

Tecnicamente, però, non è corretto definirlo così.

La Corte di Cassazione, infatti, potrà “solo” verificare eventuali errori di interpretazione e applicazione di legge da parte dei tribunali di grado inferiore.

Per questo motivo, il ricorso in Cassazione è possibile solo se si verificano determinate condizioni espressamente indicate dalla Legge.

Citando il contenuto dell’art 360 del codice di procedura civile “sentenze impugnabili e motivi del ricorso”, possiamo vedere come siano pochi e categorici i motivi per cui sia ammesso un ricorso in Cassazione.

I motivi sono:

  • motivi di giurisdizione
  • norme sulla competenza
  • violazione o falsa applicazione di norme di diritto
  • nullità della sentenza o del procedimento
  • durante il processo un fatto molto importante è stato escluso

Inoltre, se le parti sono d’accordo, possono saltare il giudizio d’appello e passare direttamente in Cassazione.

Proporre un Ricorso in Cassazione

Per evitare che troppi ricorsi in Cassazione si sommino, dato che esiste un’unica sede della corte di Cassazione (Roma), c’è il “filtro in Cassazione”.

Il filtro serve per scartare tutti quei casi che non rispettano le caratteristiche previste dalla Legge.

L’art è il 360 bis del codice di procedura civile spiega come la corte di Cassazione non possa prendere in esame un caso che:

  • sia stato esaminato dai tribunali inferiori nel modo corretto
  • non siano presenti elementi sufficienti che in qualche modo possano far prendere una decisione alla cassazione
  • a prima vista sembra infondata qualunque critica da parte del ricorrente riguardo il non rispetto delle regole del “giusto processo

Tale filtro in realtà, non è l’unico paletto perché uno possa accedere al ricorso in Cassazione. Infatti, abbiamo anche altri requisiti di forma per poter accedervi.

Innanzitutto, è necessario che il ricorso venga firmato da un avvocato iscritto all’albo dei cassazionisti e che abbia procura speciale.

Oltre a questo, il ricorso deve contenere diversi documenti tra cui:

  • l’indicazione del provvedimento impugnato
  • l’indicazione delle persone coinvolte
  • riassunto breve dei fatti
  • l’indicazione della procura se affidata all’avvocato di fiducia o eventualmente a quello assegnato gratuitamente dallo Stato
  • l’indicazione degli atti processuali, dei contratti o accordi collettivi o dei documenti sui quali si basa il ricorso e, soprattutto, i motivi dello stesso 

Tutti questi requisiti, rendono il ricorso in Cassazione uno strumento molto costoso, perciò, bisognerebbe pensarci molto bene prima di procedere.

Un’eventuale inammissibilità, cosa abbastanza comune, metterebbe a carico del ricorrente delle spese legali molto salate da sostenere.

Quando Viene Ammesso Cosa Succede?

Una volta che il ricorso è stato ammesso dalla Corte e non viene rigettato, possiamo avere due scenari:

annullamento della sentenza con o senza rinvio.

Nella prima ipotesi, la corte rimanda il caso al tribunale inferiore, dicendo che si devono fare ulteriori accertamenti (come detto prima, la Cassazione non può analizzare la vicenda da un punto di vista fattuale quindi deve invitare il giudice d’appello a rianalizzare il caso).

Nel caso di annullamento senza rinvio, la corte di Cassazione decide in modo definitivo, ritenendo di avere tutti gli elementi necessari e che non debbano esserci ulteriori accertamenti.

Per altre nozioni continuate a seguire il nostro glossario giuridico.

AIVM (Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia)

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