Joel, in carcere da innocente, accusato di violenza sessuale |AIVM

Con la rassegna stampa odierna, AIVM vi propone la storia di Joel, costretto a restare un anno in carcere da innocente.

Arrestato per violenza sessuale e rapina, Joel resta un anno in carcere da innocente, poi al processo: la donna che lo ha accusato ritratta


Valentina Stella, Il Dubbio, 3 Novembre 2019

Joel è un ragazzo peruviano di trent’anni; ne aveva undici quando è arrivato in Italia per costruirsi una vita migliore.

Ma un anno fa il destino lo mette duramente alla prova: viene arrestato per violenza sessuale e rapina. Resta in cella per dodici mesi nel carcere milanese di San Vittore.

Poi il colpo di scena al processo: la donna che lo ha accusato ritratta. ‘ Mi sono inventata tutto’ dirà, e per Joel sarà di nuovo libertà.

Ma quanto gli è costato tutto questo? Ha deciso di raccontarlo in esclusiva al Dubbio a pochi giorni dalla sentenza di assoluzione. Nel racconto ci accompagna anche il suo legale di fiducia, l’avvocato Paolo Pappalardo.


Partiamo dai fatti: il 9 ottobre 2018 una donna peruviana di circa quarant’anni si presenta in un commissariato milanese per esporre denuncia per stupro e rapina. Racconterà di essere stata violata nelle parti intime, presa a pugni e calci e derubata della borsa in un parco del capoluogo milanese. Ad aggredirla sarebbero stati due semisconosciuti per lei, ossia Joel e un suo amico.

A condurre le indagini il pm Monia Di Marco che con ordinanza di custodia cautelare del 17 ottobre porta in carcere Joel accusato di stupro di gruppo ( la posizione di un altro peruviano è stata stralciata perché mai trovato).

‘ Quando sono entrato in carcere per la prima volta ero incredulo, non capivo cosa stesse succedendo. Io sapevo di essere innocente ma nessuno mi credeva. Col passare dei giorni ha preso il sopravvento un forte pessimismo per la mia sorte.

A sostenermi c’era però il mio avvocato ma per me era tutto assurdo, mi vedevo come al mattatoio circondato da altri detenuti sofferenti per la loro situazione.

Oggi giorno lì pensi che la tua vita sia finita’. E una vita serena Joel l’aveva prima di quel tragico episodio: ‘ avevo un lavoro da quasi dieci anni e l’ho perso; quando sono entrato in carcere mio figlio aveva pochi mesi, ora ha oltre un anno e io non ho potuto vivere le fasi della sua prima crescita. Ho perso anche la sua custodia.

Mia madre e i mie fratelli erano da poco venuti in Italia e dipendevano da me. L’ultima legnata è stata persino la perdita del miei documenti per il soggiorno’.

Ma Joel non si è perso d’animo e in carcere, pur stando nel reparto dei protetti essendo accusato di un crimine a sfondo sessuale, si è dato da fare: ‘ lì dentro o ti riempi di pasticche per dormire per evitare gli attacchi di panico o cerchi qualcosa per far passare il tempo, per voler bene al posto in cui ti trovi; io ho imparato a cucinare, cosa che prima non mi piaceva affatto, e ho lavorato in biblioteca’.

Intanto le investigazioni si concludono e ci sia avvia al processo come ci racconta l’avvocato Pappalardo: ‘ durante le indagini preliminari e nell’interrogatorio di convalida abbiamo portato a conoscenza della Procura fatti che almeno avrebbero potuto mettere in dubbio la versione della querelante, come una passata denuncia fatta dal mio assistito nei confronti della donna per tentato omicidio, precedenti conversazioni su Facebook tra i due proprio su questo, e l’impossibilità della presenza del co- indagato in Italia la notte dell’aggressione perché espulso già due anni fa, come confermato da sua madre.

Purtroppo nulla è stato preso in considerazione e il mio assistito è finito in carcere e tutte le istanze di revoca del carcere sono state rigettate’.

Durante la fase dibattimentale la versione della donna comincia a vacillare, grazie proprio alla prove documentali presentate dalla difesa. Poi il colpo di scena. Siccome il quadro di quanto accaduto non era chiaro, il presidente del collegio, il giudice Ambrogio Moccia, chiama, anche su richiesta della difesa, a testimoniare l’amica della querelante che era con lei quella notte al parco e che stranamente non era stata inserita nella lista dei testimoni della presunta vittima.

E proprio quella testimone ha raccontato tutta un’altra storia, ossia la stessa versione da sempre ribadita dall’imputato, già dopo l’arresto, e dai testi della difesa.

Davanti ai giudici, poi, è stata chiamata di nuovo la presunta vittima dello stupro che alla fine è crollata a seguito delle domande insistenti del presidente Moccia, che ha messo in evidenza le contraddizioni del suo racconto.

Alla fine la donna ha ritrattato tutto. Dalla nuova testimonianza è emersa dunque la verità su quella notte: la donna è sì stata aggredita in quel parco ma non dai due uomini, bensì da un’altra donna, per contrasti precedenti.

Le parti in aula hanno preso di nuovo la parola per le repliche ma altro colpo di scena la Procura ( non c’era il pm titolare del fascicolo) ribadisce la richiesta di condanna per il peruviano.

I giudici, invece, sulla base dei nuovi sviluppi nel dibattimento, hanno assolto Joel, disponendone l’immediata scarcerazione. ‘ In quel momento ho pianto – ci racconta Joel – e ho pensato subito a cosa avrei fatto appena uscito.

In realtà ancora adesso mi sento spaesato, svuotato. Mi viene voglia di stare a casa da solo, mi è rimasta addosso la sensazione di chiuso della cella. La cosa certa è che dovrò trovare un nuovo lavoro ma qui in Italia, la mia vita è sempre qui, nonostante quanto mi sia successo’.

L’avvocato ci spiega quali saranno i prossimi passi: ‘ siamo in attesa delle motivazioni. Il pm nella propria richiesta ha determinato anche la trasmissione degli atti alla Procura per falsa testimonianza della accusatrice.

Valuteremo se procedere con una denuncia di calunnia nei suoi confronti. Ma sicuramente intraprenderemo la strada per il risarcimento per ingiusta detenzione. E poi dovremmo far riavere la custodia del figlio a Joel e rifare i suoi documenti’.

In ultimo chiediamo all’avvocato se non abbia percepito un pregiudizio nei confronti dell’indagato, considerato il clima che stiamo vivendo in questo momento, quello per cui la donna è sempre vittima e la sua parola non va messa in discussione? ‘ Credo che ci sia stato del pregiudizio nel modo di trattare la vicenda da parte degli inquirenti. È stata data subito piena credibilità alla donna, mentre al mio assistito non è mai stato concesso il beneficio del dubbio, nonostante la prova documentale da noi fornita. Si sarebbero dovute approfondire le indagini e invece nulla è stato fatto’.

Joel ci saluta rivolgendo un pensiero al giudice Moccia: ‘ voglio ringraziarlo per quello che ha fatto, avevo fede in lui perché il mio avvocato mi aveva detto che è una persona molto scrupolosa e intuitiva. Ero nella sue mani e mi ha salvato. Tutti mi avevano già condannato ma lui ha sollevato il dubbio’.

Questa storia ci ricorda qualcosa, se per un momento abbiamo smarrito la via del dubbio appunto e del buon senso: in questo momento in carcere ci sono circa 10000 detenuti in attesa di primo giudizio, molti di loro, forse la maggioranza, saranno poi assolti. Non è vero dunque, come la vulgata pensa, che se vai in carcere sei per forza colpevole. E non è vero che la vittima donna ha sempre ragione mentre l’accusato uomo è sempre un predatore.

AIVM (Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia)

Iscritta al Registro Provinciale delle Associazioni senza scopo di lucro della provincia di Milano, con il numero 409. C.F. 97613360151

Piazza Luigi di Savoia 22, Milano

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