L'Odissea di Ciro Rossi Tra Giudici, Colletti Bianchi e Trame Oscure | AIVM

L’associazione AIVM si sta attualmente occupando della travagliata vicenda di Ciro Rossi: oggi il quotidiano l’Attacco, ha pubblicato la storia del 59enne originario di Lucera.

Di seguito riportiamo l’intervista fatta al signor Rossi a cura di Lucia Piemontese e presente sull’edizione cartacea del 20 Novembre 2019.


Lucia Piemontese, L’Attacco; 20 Novembre 2019.

L'Odissea di Ciro Rossi Tra Giudici, Colletti Bianchi e Trame Oscure.
La prima pagina del 20 Novembre de L’Attacco: in evidenza l’articolo riguardante Ciro Rossi.

La vicenda kafkiana di Ciro Rossi, tante denunce sporte per gravi reati ma prolungate inerzie nonostante indagini di Arma&GdF.

Ciro Rossi può sembrare un nome di fantasia, ma in questo caso non lo è affatto. E’ il protagonista, in carne e ossa, della lunga e travagliatissima storia raccontata a l’Attacco dallo stesso 59enne lucerino, assistito dall’avvocato Giuseppe Lanunziata.

Nel 2013 Rossi – socio dell’impresa agricola F.lli Rossi e della Agricapital spa – denunciò alla Procura della Repubblica di Foggia gravi irregolarità penali e contabili poste in essere in suo danno e a danno della Comunità Europea, come pure altre ipotesi astratte di reato provate e avvalorate dalle dichiarazioni del pentito di camorra Carmine Schiavone, detto Sandokan, che ha rivelato in Capitanata truffe dell’industria conserviera e interramenti di rifiuti pericolosi.

Fu aperto un fascicolo dalla Procura.

Le denunce

“Dalle indagini si è potuto facilmente riscontrare, specificatamente dalle informative di reato redatte dal Nucleo Carabinieri repressioni frodi in agricoltura di Salerno e dalla locale Guardia di Finanza, sin dal lontano 2013, la fondatezza della mia denunzia”, spiega a l’Attacco Ciro Rossi.

“Eppure per quattro anni la Procura è rimasta inattiva e non c’è stata nemmeno una richiesta valida di proroga del termine per le indagini, con le nullità da esso derivanti. Un’indagine durata oltre i termini di legge, nonostante una serie di dettagliate attività d’indagine svolte dai Carabinieri e della Guardia di Finanza che non sono state e di stimolo al pm titolare per indirizzare le indagini nella direzione indicata dai militari per il danno erariale e per le frodi comunitarie. Riteniamo che la Procura dal 2013 al 2018, nonostante due solleciti alla conclusione delle indagini ed una avocazione al Procuratore Generale di Bari,  non abbia ritenuto di dare un giusto peso alla copiosa documentazione istruttoria ed alle informative dell’Arma ma abbia infine deciso di esprimere parere di archiviazione”.

Una vicenda kafkiana che ha generato un altro ramo dell’inchiesta anche relativo agli interramenti di rifiuti, coperto da segreto istruttorio, affidato alla pm della Procura di Foggia De Martino.

Ed ancora, un altro procedimento penale risulta iscritto dinanzi al Tribunale di Lecce per l’ipotesi di rifiuto e omissione di atti d’ufficio. In entrambi i procedimenti il signor Rossi è assistito, con patrocinio a spese dello Stato, dall’avvocato Lanunziata.

I fatti

Ma ecco i fatti. Nel 1994 nacque la GreenCoop, il cui presidente era il maggiore dei fratelli Rossi, mentre gli altri due fratelli (tra cui Ciro) e le mogli erano soci conferenti.

Due anni più tardi nacque la Isnet srl, specializzata nell‘I.C.T. (comunicazioni e tecnologie informatiche) e il cui amministratore era lo stesso presidente della GreenCoop.

Nel 1997 furono rilevate alcune quote de La Fiorente srl di Pietramelara (Caserta), trasformata poi in Pomital srl, col maggiore dei fratelli Rossi in veste di amministratore e che seguì l’operazione. “Ci disse che avremmo avuto un esborso di circa il 30% del capitale sociale”, afferma Ciro Rossi.

“Ma poi, nel 2005, appresi che le modalità di ingresso nella Pomital srl erano state diverse, poiché erano stati versati dai miei fratelli su un primo libretto 300 milioni di lire e su un secondo libretto 2 miliardi di lire”.

Nel 1999 la proprietà dei singoli raggiungeva in totale ben 520 ettari di terra acquistati sempre con mutui e i proventi dell’agricoltura.

L'Odissea di Ciro Rossi Tra Giudici, Colletti Bianchi e Trame Oscure.
La pagina tratta dal quotidiano che parla della vicenda di Ciro Rossi. Articolo a cura di Lucia Piemontese.

“Noi all’interno della società portavamo la contabilità solo con dei brogliacci e delle prime note, non sono mai stati fatti bilanci o resoconti aziendali che io come socio ho sempre richiesto ai miei fratelli, in particolare al maggiore che curava la contabilità dell’impresa, mentre io mi occupavo solo della parte di conduzione agricola operativa e dei dipendenti”, continua il lucerino.

“Singolarmente io coltivavo appezzamenti di circa 30 ettari di pomodoro a me intestati annui su terreni in affitto e anche questo reddito prodotto, che doveva essere conteggiato solo in capo al sottoscritto, veniva introitato dai miei fratelli.

Presentai querela di falso in merito alla scrittura privata falsa, fatto archiviato per l’inattività della Procura. Io percepivo un semplice stipendio di circa 1.500.000 lire, poi elevato a 1.500 euro, senza stabilire dividendi a ogni fine anno che io ho sempre reclamato ai miei fratelli.

Nel 1996 ci fu una brutta annata per i pomodori e fu chiesta una collaborazione da parte di mio fratello maggiore ad una impresa di Pietramelara, La Fiorente, considerata legata al clan dei Casalesi, trasformatasi poi in Pomital srl. All’impresa, che lavorava il pomodoro, fu chiesta una lavorazione in conto anticipo del prodotto di quell’anno.

L’anno dopo i soci proposero ai fratelli Rossi, precisamente al maggiore che si era stabilito a Pietramelara e si occupava della trasformazione, di entrare in società per farle fare un salto di qualità e chiudere con il vivaio il ciclo di produzione.

Il progetto era fare la piantina, produrre il pomodoro e trasformarlo. Fu costituita un’impresa che rilevò le quote della vecchia La Fiorente srl e si chiamò Pomital srl, con amministratore unico il maggiore dei fratelli Rossi.

La Pomital srl negli anni successivi continuò a trasformare i pomodori sia della Fratelli Rossi e sia con contratti singoli per coltivazioni su terreni in affitto condotti da me e dall’altro mio fratello”, continua Ciro Rossi.

“Nel 2007 scoprii che la Pomital amministrata da mio fratello maggiore era fallita nel 2004 ed era controllata dai Casalesi”.

Nel 2010 fu sporta denuncia al nucleo antifrodi dei Carabinieri di Salerno, denuncia che sortì l’effetto della perdita dei contributi AGEA per circa 800mila euro e una richiesta di restituzione.

“Nel 2012, poiché si era riperpetrata altra situazione analoga ed ancora più grave, anche questa volta tutto fu denunziato al Nucleo antifrodi dei Carabinieri di Salerno, specialisti del settore truffe, e poi alla Guardia di Finanza”, puntualizza Ciro Rossi.

“Mentre io avevo denunciato la circostanza che sia l’Agricapital spa e sia l’azienda agricola Fratelli Rossi avevano percepito illecitamente aiuti comunitari, da parte del collegio sindacale della Agricapital spa si tentò di far apparire questa circostanza di aver denunziato falsamente e quindi di aver fatto perdere aiuti comunitari.

In un secondo momento fu costruita ad arte una società intestata ai figli di dei miei fratelli, alla quale fu affittata tutta la proprietà di Agricapital spa, e da questa nuova impresa furono percepiti dalla Comunità Europea finanziamenti sulle stesse particelle di terreno.

Denunciai anche questo nel 2012 al Nucleo dei Carabinieri di Salerno e i Carabinieri invitarono la Procura foggiana ad attivarsi per il rinvio al giudizio e il recupero e la revoca dei contributi comunitari che ancora queste società percepiscono. Tutto questo fu presentato dall’Arma alla Procura di Foggia, ma nulla di tutto ciò è stato mai messo in pratica”, lamenta il lucerino.

La vicenda è assai complicata ed è tutt’altro che conclusa.

A fine 2011 fu nominato come amministratore Matteo Cuttano, direttore di Confcooperative e anche responsabile della GreenCoop, presieduta da Mario Rossi e a cui la Fratelli Rossi conferiva il suo prodotto tramite Ciro e Antonio.

“Ero socio della GreenCoop per aver prodotto e conferito fino al 2005 e c’è prova che tutti i miei conferimenti di pomodoro non mai stati trasferiti sul mio conto corrente”, aggiunge Ciro Rossi.

“Altri li hanno incassati, così come hanno intascato anche indennizzi assicurativi su eventi calamitosi di grandine su pomodoro, intestati a me. Quando subentrò Cuttano, nacque un’impresa i cui costituendi erano le figlie dei miei fratelli, denominata Apulia Verde, una società semplice. Questa impresa ha potuto fare accesso alla riserva nazionale AGEA, quindi richiedere nuovamente titoli degli aiuti comunitari di 540 euro per ettaro, che moltiplicato per i 450 ettari fittati dall’Agricapital ad Apulia Verde hanno fruttato circa 250mila euro annui. L’avvocato della Agricapital sosteneva che l’azienda si doveva fittare perché Ciro Rossi aveva denunziato falsamente all’Arma che l’impresa aveva percepito illecitamente aiuti comunicati e di conseguenza per colpa sua la società aveva subito un grave danno.

Il presidente della Corte d’appello di Bari, dottor Scalera, dinanzi alla quale pendeva l’azione civile, precisò che non vi doveva essere fitto e depositò ordinanza in tal senso. Ma ciononostante fu concluso il contratto di fitto infischiandosene del parere del presidente della Corte. Infine nel 2010 fu costituita la 4 Erre, intestata ai figli dei miei due fratelli.

La Agricapital mandava all’asta dei beni societari, come terreni e macchinari, i quali venivano acquistati dalla 4 Erre. Si sono aggiudicati all’asta 42 ettari di terra e dandoli poi al mio secondo fratello a garanzia alla Effe Emme Ci per pagare la fornitura dei macchinari dell’industria di trasformazione che a sua volta aveva fatto la Fratelli Rossi. Tutta la documentazione veniva presentava presso lo studio Cassandro di Barletta.

L’industria di trasformazione nel 2014 è andata all’asta: i 42 ettari di terra acquistati da 4 Erre, i macchinari da Apulia Verde. Esistono vari pignoramenti in capo ad Agricapital avente come custode il mio fratello maggiore. I beni all’incanto sono stati sempre aggiudicati dai figli dei miei fratelli e società a loro collegate.

Tutto questo fu denunciato ai Carabinieri di Salerno e acquisito nel fascicolo della Procura di Foggia, ma rimasto senza alcun seguito da parte di quest’ultima”.

Non è tutto. Nel 2004 Ciro Rossi scoprì di essere amministratore della Rossi industrie alimentari srl, ma lui fornì la prova che la firma di accettazione della carica era falsa. Anche questo fu denunciato e finì nel fascicolo del pm della Procura di Foggia.

Insomma, di tutto e di più, tanto da rendere incongrua agli occhi di Ciro Rossi e del suo avvocato l’inattività per quattro anni da parte della Procura.

Lo sconcerto

“Peraltro, nella informativa inviata dal Nucleo CC di Salerno alla Procura di Foggia nel 2013, integrata nel 2014, vi è la prova del danno erariale. L’ottimo ufficiale del Nucleo CC antifrodi si preoccupò di inviare tutto anche alla Corte dei Conti per il danno erariale fornendo ogni elemento probatorio allegato”, continua Ciro Rossi parlando con l’Attacco.

“L’esercizio dell’azione penale è obbligatorio, eppure l’inattività per circa quattro anni ha fatto maturare la prescrizione e favorito di fatto la non punibilità degli indagati miei fratelli in danno dell’erario. Il GIP non poteva far altro che archiviare per sopravvenuta prescrizione. Inoltre, per le stesse circostanze altre indagini furono condotte dal pm Ettore Cardinali della DDA di Bari che ha fatto emergere dei collegamenti dei fatti denunciati a Foggia con un procedimento della DDA di Napoli”, sottolinea ancora il lucerino.

“E’ sconcertante, quindi, leggere nel fascicolo degli atti della Procura di Foggia una serie di dettagliate attività d’indagine dei Carabinieri e della Guardia di finanza che non sono state di stimolo per il pm.

Eppure ci sono stati due solleciti scritti alla conclusione delle indagini ed in ultimo una richiesta di avocazione al Procuratore Generale di Bari. Nelle indagini dei Carabinieri emerge che il trasferimento titoli AGEA del 2005 e 2007 non era legale, ma nessuno ha preso provvedimenti per la restituzione delle cifre da richiedere alla Fratelli Rossi riscosse negli anni 2005-2006-2007 per oltre un milione di euro.

Sono pure passati in sordina, senza che fossero fatti oggetto di indagini da parte del pm, la vendita fraudolenta di 9 titoli di pomodoro avvenuta nel 2009 e il presunto falso in bilancio. A riprova di ciò, nel 2015, il Maggiore Giorgio Borrelli, Comandante del Nucleo Carabinieri antifrodi, chiese alla Procura di Foggia di consentire l’avvio dei procedimenti sia verso la Procura regionale della Corte dei Conti e sia presso l’AGEA per intraprendere le attività di sospensione e restitutive di circa 3 milioni di euro ad Apulia Verde, ma nulla è stato fatto o almeno non risulta dal fascicolo.

Nella documentazione a firma del Capitano dei CC Vincenzo Ferrara, comandante del Nucleo Antifrodi di Salerno, vi è una dettagliata e sostanziosa relazione d’indagine in cui si figurano per diversi soggetti il reato di associazione a delinquere perché in più occasioni sono state messe in atto operazioni fraudolenti ed invitavano la Procura di Foggia ad attivarsi per il rinvio al giudizio ed il recupero e la revoca dei contributi comunitari che ancora queste società percepiscono. Tutto questo fu presentato alla Procura a fine 2013, nulla di tutto ciò è stato mai perseguito nel rispetto dell’obbligatorietà dell’azione penale da parte del pm”, conclude con estrema amarezza Rossi, che continua ad aspettare e chiedere verità e giustizia. 

AIVM (Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia)

Iscritta al Registro Provinciale delle Associazioni senza scopo di lucro della provincia di Milano, con il numero 409. C.F. 97613360151

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