Messico, i 43 Studenti Spariti e la Scoperta della Violenza di Stato | aivm.it

In Messico, di solito, prima di una manifestazione gli studenti vanno alla ricerca di bus da sequestrare per poterli poi usare qualche giorno dopo, durante una manifestazione particolarmente importante.

Questo tipo di “operazione” è visto come un gesto abitudinario degli studenti, che dopo la manifestazione restituiscono pacificamente i mezzi in perfette condizioni.

La sera del 26 settembre 2014, però, si verificò la famosa “strage di Ayotzinapa“.

Quel giorno, infatti, un centinaio di studenti si era recato nel paese di Iguala per sequestrare 3 bus da usare nella manifestazione a cui avrebbero partecipato.

Durante il viaggio di ritorno, i 3 bus carichi di ragazzi furono attaccati dalla polizia. Il bilancio fu pesantissimo: morirono 6 di quei ragazzi e ne scomparvero 43 misteriosamente.

In questo articolo di Andrea Cegna, si prova a far chiarezza sull’intricata vicenda giudiziaria.


Articolo di Andrea Cegna, ilmanifesto.it; 27 settembre 2019.

24 degli arrestati sono già liberi. Cinque anni fa la scomparsa dei ragazzi di Ayotzinapa.

Inchieste indipendenti hanno dimostrato le responsabilità delle autorità.

«Fu lo Stato» è ciò che resta, 1.826 giorni dopo il 26 settembre del 2014, dei fatti di Iguala, stato del Guerrero, quando furono uccise 6 persone e 43 studenti della Scuola Normale Rurale Isidro Burgos di Ayotzinapa sparirono nel nulla.

Ad oggi la determinazione degli studenti sopravvissuti e dei genitori dei morti e degli scomparsi non ha portato alla verità, non ha portato ancora alla luce che fine abbiano fatto i 43, ma ha cambiato per sempre la percezione della violenza politica in Messico.

Per il docente universitario e giornalista Oswaldo Zavala «per la prima volta si è rifiutato il discorso ufficiale sulla sicurezza nazionale secondo il quale i principali responsabili della violenza fossero i trafficanti di droga.

Da allora la società ha potuto esaminare la violenza di stato perpetrata dalle forze armate.

Nessun altro crimine ha ricevuto tanta attenzione e nessun altro crimine ha consolidato il reclamo collettivo contro i governi assassini di Calderon e Peña Nieto».

Per John Gibler, autore del libro “Storia orale di una infamia”: gli attacchi contro i normalisti di Ayotzinapa, i fatti di Iguala «risuonano, simultaneamente, nella società come atrocità dolorosissima e come simbolo della macchinazione della violenza e impunità esercitata attraverso la fusione tra l’industria illecita della droga e gli apparati di sicurezza dello stato».

La «verità storica» dettata dalla Procura Generale della Repubblica il 27 gennaio 2015 sostiene che gli studenti furono attaccati dalla polizia municipale di Iguala, per conto del gruppo del narco traffico «Guerrero Unidos», e poi portati nella vicina discarica di Cocula e quindi bruciati.

Tutte le indagini indipendenti, però, negano scientificamente e storicamente tale ricostruzione.

L’ultima è stata presentata il 28 novembre del 2018 dalla Commissione Nazionale dei diritti umani del Messico e si può riassumere con le parole del suo presidente Luis Raul Gonzales Perez: «a Iguala diverse autorità, a livello federale come locale e municipale, sapevano che l’indagine era stata modificata e contaminata, però nessuno ha fatto nulla per evitare il disastro che si è presentato come verità storica».

Per poi aggiungere che «diverse autorità hanno violentato il diritto alla verità delle vittime e della società, in molte occasioni».

«Oggi sappiamo che tutte le strutture dello stato messicano dalla Presidenza della Repubblica fino alla Procura Generale e la Segreteria della Difesa collaborarono nell’invenzione di uno scenario falso e torturarono decine di arrestati affinché producessero un discorso falso.

L’operazione di copertura da parte dello stato era, ed è, una parte integrante dell’atrocità della sparizione forzata» ricorda Gibler.

Ventiquattro tra i carcerati per il crimine del 26 settembre sono stati liberati ad inizio settembre.

Secondo Zavala «il caso ha rappresentato lo spazio dove si sono confrontati potere, gruppi politici, militanti, attivisti e ovviamente le famiglie direttamente interessate.

Si è così scoperto che i 43 furono attaccati da forze statali: polizia municipale e federale, così come soldati dell’esercito messicano».

La notte del 26 settembre 2014 è, drammaticamente, solo uno dei tanti fatti atroci che hanno segnato gli ultimi 13 anni di storia del Messico, marchiati dalla mal chiamata «Guerra al Narcotraffico» che ad oggi ha generato quasi 200mila morti e 40mila desaparecidos oltre alla retorica complice secondo cui ogni violenza è solo responsabilità dei trafficanti di droga.

A differenza degli altri casi, però, l’estensione dell’attacco e la tipologia del gruppo colpito ha scoperchiato il vaso e rotto la norma.

Le scuole Normali Rurali nascono negli anni ’20 per garantire le rivendicazioni della rivoluzione anche nelle aree rurali, e sono presto diventate un presidio di radicalità politica.

Dopo la mattanza di Piazza Tlatelonco, il 2 ottobre ’68, circa la metà delle Scuole Rurali furono chiuse.

La particolare natura del gruppo ha generato l’immediata risposta e le denuncia pubblica delle compromissioni e responsabilità delle diverse parti dello stato.

È nato così un movimento che per mesi ha riempito le piazze messicane sostenendo che per trovare i desaparecidos e combattere l’orrore di tale violenza si sarebbe dovuto smantellare l’apparato burocratico dello Stato che permette, protegge, copre, e amministra le sparizioni.

Il governo di Pena Nieto entrò in una crisi politica irreversibile che obbligo l’ex presidente a spendere tutte le sue energie nel tentativo di contenere, senza riuscirci, la condanna nazionale.

Anche a questo si deve la sconfitta elettorale del Pri alle presidenziali del 2018.

Zavala osserva che «Lopez Obrador ha volontà politica di portare avanti le indagini».

Il nuovo presidente ha creato una commissione d’inchiesta parlamentare in dicembre, e ha forzato la Fiscalia Generale, la scorsa settimana, ad incontrare i genitori e riaprire il caso, ma per ora non ci sono reali passi in avanti nella ricerca della verità che trasformerebbe, davvero, il paese.

AIVM (Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia)

Iscritta al Registro Provinciale delle Associazioni senza scopo di lucro della provincia di Milano, con il numero 409. C.F. 97613360151

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