Da Diciotto Anni Nel Braccio Della Morte: Il Caso Di Richard Glossip

La pena di morte negli Usa continua a far discutere, l’intervento del nunzio apostolico contro una condanna a morte.

Da Avvenire del 04/11/2016 articolo di Loretta Bricchi Lee

Il grido del nunzio negli Usa per salvare Richard Glossip

L’uomo condannato per omicidio si dice innocente. L’impegno dell’arcivescovo Viganò. L’iniezione solo rinviata.

NEW YORK

Richard Glossip è nel braccio della morte del penitenziario dell’Oklahoma dal 1998 per l’omicidio, non commesso dice lui, di Barry Van Treese, il proprietario di un motel ucciso con una mazza da baseball dall’allora 19enne Justin Sneed.

Unico testimone il giovane tossico dipendente che in cambio di una sentenza d’ergastolo ha puntato il dito su Glossip quale mandante.

Diciotto anni di processi e appelli, con nuovi testimoni a riprova della sua innocenza, tutti terminati con la sensazione che lo Stato degli Usa vfolesse farla finita e portare il condannato davanti al boia.
Persino l’intercessione dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, allora nunzio apostolico negli Stati Uniti, è caduta nel vuoto.

La famiglia della vittima ha definito «interessante» la lettera del Valicano in cui si chiedeva la commutazione all’ergastolo, ma è rimasta ferma sulla validità della pena capitale.

E il governatore, secondo le leggi statali, non può interferire sulla decisione della corte.

L’iter per l’esecuzione, fissata il 30 settembre scorso, è giunta fino alla preparazione dell’iniezione letale.

La parola “acetato” invece di quella “cloruro” appaiata al potassio come uno degli approvati componenti del cocktail mortale ha però preoccupato il medico che, accortosi dell’errore farmaceutico, ha fermato l’esecuzione.

Sarebbe emerso che, in mancanza del composto chimico necessario, la farmacia aveva inviato un “sostituto” anche precedentemente, per l’iniezione di Charles Wamer.

Una decisione unilaterale che ha portato lo Stato dell’Oklahoma a ordinare al dipartimento penitenziale la revisione delle procedure e a dichiarare nel frattempo una moratoria sulle esecuzioni che dovrebbero essere compiute fra qualche mese.

Un lasso di tempo che potrebbe permettere l’intervento della Corte Suprema Usa sul dibattito nazionale della pena capitale.

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