Leggi la vicenda di Antonino Romano, operaio accusato di essere il mandante di un omicidio collegato alla mafia.


Antonino Romano venne accusato di essere il mandante di un omicidio compiuto 15 anni prima. Dopo un calvario fatto di processi e carcere, finalmente dopo 10 anni viene dichiarato innocente.

La Vicenda

Alle 19.45 del 14 ottobre del 1992, a Villa Lina, davanti la chiesa di San Matteo, Antonino Stracuzzi venne ucciso con diversi colpi di pistola calibro 357 magnum e 7.65 parabellum.

La vittima si trovava a bordo della sua “Fiat Cro- ma” quando i killer si avvicinarono alla vettura e fecero segno a Stracuzzi che volevano parlargli.

Lui doveva conoscerli bene, perchè abbassò il finestrino. Fu raggiunto da dei colpi di pistola, esplosi da distanza ravvicinata. Per lui non ci fu scampo.

Gli assassini, poi, si allontanarono a bordo di una “Fiat Uno” rubata poco prima. 

L’omicio di Stracuzzi fu molto importante perchè inaugurò una fase ancora più cruentra degli scontri tra clan mafiosi dell’epoca. Quel delitto era stato uno degli episodi al centro del maxiprocesso dell’operazione antimafia “Peloritana 2”.

Il Processo

Ben 15 anni dopo quel 14 ottobre, venne incriminato Antonino Romano. L’accusa era di reato di omicidio in concorso, con l’aggravante del metodo o della modalità mafiosa.

Nel 2005 le indagini furono riaperte sulla scorta delle dichiarazioni di due nuovi collaboratori di giustizia, il messinese Nicola Galletta ed il catanese Maurizio Cesare Toscano. Secondo l’accusa, l’imprenditore messinese avrebbe fatto uccidere Stracuzzi per vendetta, avendo quest’ultimo bastonato uno dei suoi uomini. 

Antonino Romano fu inizialmente condannato a 25 anni dalla Corte d’assise di Messina. I pm contestavano la sua possibilità di accedere a delle armi, che sarebbero state in seguito nascoste nel capannone di un’azienda.

Romano, al momento dell’interrogatorio di gazanzia, si avvalse della facoltà di non rispondere davanti al giudice delle indagini preliminari.

Dopo l’appello, la pena era stata ridotta a 18 anni e 8 mesi per un vizio procedurale della sentenza.

Il 10 giugno 2016 I poliziotti della Squadra Mobile di Messina eseguirono l’ordine di esecuzione per la carcerazione, emesso dalla Procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria. 

La V sezione della Cassazione aveva in seguito rigettato il ricorso della difesa confermando la condanna e disponendone il trasferimento in carcere.

Ma l’avvocato Freni (legale di Romano) aveva ottenuto il processo di revisione sulla base di alcuni elementi che non erano stati valutati in precedenza dai giudici. 

Al riesame la difesa contestò il contenuto di alcune intercettazioni che avrebbero incastrato Antonino Romano, soprattutto sul piano della disponibilità delle armi. 

L’avvocato Freni sostenne che quanto intercettato dagli investigatori riguardasse soltanto l’attività lavorativa dell’indagato e non certo l’uso di armi.

A quel punto i giudici disposero l’annullamento dell’ordinanza, in attesa di rendere note le motivazioni del loro provvedimento. 

La Conclusione

Il calvario di Antonino Romano durò ben 10 anni.

 Dovette affrontare 46 magistrati, tre gradi di giudizio, cinque sentenze prima di venire scagionato. 

Nel venerdì 7 del luglio 2017, la Corte d’appello della città calabrese, dopo l’ennesimo processo, lo ha scagionato dall’accusa di essere stato complice nell’esecuzione materiale dell’assassinio di Antonino Stracuzzi, portato a compimento più di 25 anni fa, a Villa Lina. 

I giudici di secondo grado hanno annullato le cinque sentenze, assolvendo Antonino Romano che altrimenti avrebbe dovuto scontare 20 anni di reclusione, pur essendo innocente.

Ora Romano chiede giustizia per lui e la sua famiglia che insieme hanno vissuto 10 anni di sofferenze.

La storia di Antonino Romano non è la sola che racconta la malagiustizia. Leggi sul nostro blog tutte le altre!

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