riti alternativi

I processi penali in Italia, come evidenziato dalla Commissione Ue, sono eccessivamente lunghi. Vediamo come i riti alternativi possono chiudere il processo penale in tempi più rapidi.


Valentina Maglione, Il Sole 24 Ore, 5 ottobre 2020

Permettono di chiudere il processo penale in tempi rapidi e con uno sconto di pena. Eppure i riti alternativi a quello ordinario sono stati finora poco utilizzati. Come il giudizio abbreviato, con cui nel 2019 si è chiuso appena l’11% dei procedimenti definiti, o il patteggiamento, scelto per circa l’8% delle cause. A incentivarli prova il disegno di legge delega per la riforma del processo penale, con misure che rischiano però di non essere sufficienti.

Il testo, all’esame della commissione Giustizia alla Camera, interviene su più fronti – dalla telematica ai termini delle indagini preliminari, dalle notifiche alla procedibilità – con l’obiettivo di curare i “mali storici” della giustizia penale: tanti processi, tempi lunghi e incerti. Un intervento reso più urgente dopo la riforma, in vigore da gennaio, che ha fermato la prescrizione dopo il primo grado. In questo quadro, il ricorso più ampio ai procedimenti speciali – giudizio abbreviato e patteggiamento, che vanno chiesti dall’imputato, giudizio immediato e decreto penale di condanna – avrebbe un effetto deflattivo, riducendo le udienze e sveltendo i processi.

Che il processo penale abbia bisogno di interventi lo si legge nei numeri. A partire da quelli sulla durata, rilevati nella relazione sull’amministrazione della giustizia nel 2019 del Presidente della Cassazione: 228 giorni di fronte al giudice di pace, 392 giorni in tribunale e 840 giorni in Corte d’appello (dove un quarto dei procedimenti si chiude per prescrizione). Durate troppo elevate, come ha ribadito anche la Commissione Ue nel rapporto sullo stato di diritto: ha promosso l’Italia per le misure anticorruzione, ma osservando che “l’efficacia delle misure è messa in pericolo dall’eccessiva lunghezza dei procedimenti penali”.

Del resto, perché il modello accusatorio (adottato nel nostro sistema penale) funzioni, devono funzionare i riti alternativi al dibattimento. Lo ha ribadito il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Poniz, la scorsa settimana durante l’audizione sul disegno di legge delega di riforma. Così il rito ordinario – più lungo, garantito e articolato – potrebbe essere riservato a una quota ridotta di procedimenti; ma la maggioranza dovrebbe chiudersi in via sommaria.

Oggi, al contrario, i riti alternativi sono una scelta di nicchia: “Gli imputati li chiedono per i reati che sono puniti con pene detentive elevate – spiega il presidente del Tribunale di Cagliari, Mauro Grandesso Silvestri – come quelli in materia di stupefacenti o per i reati fallimentari. Sarebbe necessario incentivarne l’uso elevando gli sconti di pena. Altrimenti, quando i termini di prescrizione sono brevi, gli imputati scelgono l’ordinario”.

I riti alternativi, incalza Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere penali (associazione degli avvocati penalisti), “non funzionano perché limitatissimi e non convenienti per l’imputato: si affievolisce il diritto di difesa senza avere un vantaggio consistente. Al ministro Bonafede avevamo suggerito di innalzare di molto i limiti di pena, oggi di 5 anni di reclusione, per il patteggiamento e di eliminare le preclusioni oggettive e soggettive; e di agevolare l’accesso all’abbreviato condizionato a un’integrazione probatoria, ora non utilizzato. Ma il testo in Parlamento non è abbastanza efficace”.

La riforma ammette al patteggiamento gli imputati per cui viene concordata una pena fino a otto anni di reclusione, ma esclude alcuni reati gravi. Si interviene anche sui requisiti di accesso all’abbreviato condizionato a un’integrazione probatoria, ma con correzioni che – secondo l’ufficio studi della Camera – non innovano le norme attuali. L’ampliamento del raggio d’azione dei riti alternativi è un intervento “assolutamente corretto” secondo l’Anm. Ma si potrebbe fare di più: i magistrati avevano proposto anche di incentivare il patteggiamento nelle indagini preliminari.

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