Riforma: L'Italia Chiede Una Giustizia Veloce

Il Presidente Mattarella ha ricordato che «il Paese chiede un’amministrazione della giustizia veloce».

Dall’Avvenire del 11 giugno 2015 di Renato Balduzzi

“A differenza di quanto si può sostenere a proposito di altri settori della vita associata o della stessa vita individuale di ciascuno di noi (dove un ritmo più lento non può che giovare), l’elogio della lentezza infatti non si addice al campo della giustizia, dove vale il principio per cui la giustizia lenta è sempre, in qualche misura, una giustizia negata”.

Riforma. Sergio Mattarella al Csm: lentezza non fa rima con giustizia.

Ci sarà certamente una ragione se tutti gli organi di stampa hanno sottolineato, nel recente intervento del Capo dello Stato al Consiglio superiore della magistratura, il passaggio in cui il Presidente ha ricordato che «il Paese chiede un’amministrazione della giustizia veloce». A differenza di quanto si può sostenere a proposito di altri settori della vita associata o della stessa vita individuale di ciascuno di noi (dove un ritmo più lento non può che giovare), l’elogio della lentezza infatti non si addice al campo della giustizia, dove vale il principio per cui la giustizia lenta è sempre, in qualche misura, una giustizia negata. Meno spazio, invece, i commentatori hanno dedicato all’avvio, da parte del Csm, della riscrittura integrale del proprio regolamento interno sulla base dei principi di collegialità, trasparenza ed efficienza, pure più volte sottolineata positivamente nel discorso del Presidente Mattarella (il quale, già in questi primi mesi, ha mostrato di sapere e voler dosare con prudenza aggettivi e avverbi):
si tratta del primo tassello dell’autoriforma annunciata e avviata da parte dell’organo di governo autonomo della magistratura. Sottolineo: «governo autonomo» della magistratura e non autogoverno, come pure si continua a ripetere, dimenticando che la componente cosiddetta laica del Csm non è un soprammobile, a partire da chi presiede l’organo: si tratta di un principio radicato nelle idee di rigenerazione civile e istituzionale che trovarono, come ha opportunamente richiamato il Ministro della giustizia proprio davanti al Csm, le loro origini settant’anni fa nella guerra di Liberazione.
Un Consiglio superiore della magistratura che ha già dato prova di voler prendere sul serio, per quanto di propria competenza, la sfida di un’amministrazione veloce della giustizia, ad esempio triplicando il numero di nomine dei capi degli uffici rispetto al recente passato. In questa situazione va sgomberato il campo da ogni inutile polemica, come quella su a chi spetti la riforma del Consiglio, se alla politica o anche allo stesso organo di governo autonomo. Sul punto, non va sottovalutato il passaggio in cui il Capo dello Stato ricorda che, nelle scelte legislative su questi temi, la competenza del Parlamento e del governo non esclude che dall’organismo di autogoverno dei magistrati possano provenire proposte.
Insomma: velocità non esclude prudenza, ponderazione e ascolto.

Renato Balduzzi

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