La storia di Rubin Carter è diventata simbolo della lotta per la libertà e la giustizia. Ecco la sua terribile vicenda!


Biografia

Rubin Carter nasce il 6 maggio 1937. Cresciuto a Paterson, nel New Jersey, insieme a sei fratelli, inizia presto ad avere guai con la giustizia.

A quattordici anni finisce in riformatorio per aggressione e furto, ma decide di fuggire dal carcere minorile e arruolarsi nell’esercito. E’ lì che scopre il suo interesse per la boxe.

Dopo nemmeno due anni viene congedato perché giudicato inadatto al servizio militare e torna nel New Jersey. Al suo ritorno, però, viene arrestato e condannato per la fuga dal riformatorio.

Dopo un’adolescenza turbolenta passata tra riformatorio, esercito e prigione riscopre la sua passione per la boxe. Nel settembre 1961 viene rilasciato e inizia subito la sua carriera da pugile professionista.

Il suo stile aggressivo e la potenza dei suoi pugni catturano ben presto l’attenzione del pubblico e gli fanno guadagnare il soprannome di “Hurricane” (Uragano).

La sua vita cambia per sempre il 17 giugno del 1966.

La Vicenda

Il 17 giugno 1966 presso il Lafayette Bar and Grill, intorno alle ore 2,30 del mattino, due uomini di colore entrano nel locale e sparano all’impazzata uccidendo tre persone.

Alfred Bello, noto criminale, vede la scena e avverte la polizia. Una donna vede due uomini di colore salire a bordo di un’auto bianca e fuggire.

La macchina di Rubin Carter coincide con quella vista dai testimoni, così viene fermato dalla polizia insieme ad un altro uomo, John Artis, e i due vengono portati in ospedale per il riconoscimento. L’uomo ferito dice, però, che non sono stati loro a sparare.

Nonostante questo, Carter e Artis vengono arrestati, incriminati e condannati a tre ergastoli da una giuria di soli bianchi.

Nel 1976, la Corte suprema concede a Carter un secondo processo, ma la condanna viene riconfermata.

Conclusione

A distanza di dieci anni, il caso viene riaperto. Nel 1985 il giudice Sarokin sostenne che Rubin Carter non aveva avuto un processo equo, che l’accusa nei suoi confronti era fondata su motivazioni razziali e che dunque Carter era da ritenersi prosciolto dalle accuse.

Il 26 febbraio del 1988, il campione può finalmente uscire dal carcere.

Da quel momento, si occupò dei diritti dei carcerati dirigendo l’Associazione per la Difesa dei Condannati per Errore (ADWC) per cui ricevette anche una laurea ad honorem in Legge dall’università di New York.

Infine, da tempo affetto da cancro alla prostata, Rubin Carter morì a Toronto il 20 aprile 2014 all’età di 76 anni.

La sua storia è stata di ispirazione per diversi artisti tra cui il cantante Bob Dylan che, nel 1976, scrive la canzone “Hurricane” e il regista Norman Jewison che, nel 1999, gira “Hurricane – Il grido dell’innocenza“, in cui l’attore Denzel Washington veste i panni di Rubin Carter.

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