Verità Delle Sentenze E Diritto Alla Critica

Stiamo tornando, di fatto, ai «tribunali speciali» nei quali si condannano gli amici di Berlusconi?


A seguito dell’assegnazione di Silvio Berlusconi al servizi sociali, è emerso un particolare; che, poi, tanto secondario non è e che la dice lunga su chi, e come, comanda in Italia. «Se Berlusconi attaccherà la magistratura—si è detto in una autorevole sede giudiziaria — saranno annullati i servizi sociali». Ma dove finisce il diritto di opinione e incomincia l’attacco alla magistratura ? E chi, e come, decide che non si tratta di diritto d’opinione, ma di attacco ? Lo decide, evidentemente, la stessa magistratura che diventa così giudice in causa propria. Nell’ambiguità dell’ammonimento — più un «avvertimento» intimidatorio, che un invito al rispetto di un’istituzione dello Stato — sta, infatti, il reale fondamento della discrezionalità di cui godono i magistrati di fronte al cittadino. So bene che, a questo punto, salterà fuori qualcuno che mi accuserà di difendere il Cavaliere! Ma si sbaglia.

No, mio caro manettaro, la mia non è la difesa di un imputato e un’accusa a chi lo ha giudicato. Non ci sono «intoccabili» dalla libera critica in una democrazia liberale, né si capisce perché lo dovrebbero essere i magistrati. Quel «legno storto» che è l’Uomo diventa, forse, qualcosa di dritto solo perché ha vinto un concorso e veste una toga? La mia è la difesa di un duplice principio liberale — il diritto d’opinione e la certezza di tale diritto — che, in un Paese civile, ha carattere universale. Ma, da noi, è davvero così? Non mi pare. Se ci si 913 avventura nella discussione di una sentenza l’esito minaccia di essere scontato: l’accusa di calunnia difendo nei confronti del magistrato Berlusconi ma che ha emesso la sentenza, una citazione a comparire in tribunale e contesto che ci la consapevolezza che a sentenzia-sia una casta re sarà un altro magistrato; della cui probità non é lecito dubitare, di intoccabili ma che è pur sempre un sodale della (supposta) vittima del… reato d’opinione. tali rendo conto che, con questa ulteriore affermazione, sono di nuovo finito nella palude della soggettività. Ma tant’è. D’accordo, le sentenze si debbono rispettale (ci mancherebbe non Io fossero…), ma perché non le si dovrebbe criticare? Non so-no una Verità ontologica. Sono una verità processuale, sempre opinabile.

D’altra parte, che cosa è Urtato di «concorso esterno in associazione di stampo mafioso» del quale è accusato Marcello Dell’Un ?Non c’è nel diritto penale positivo per la semplice ragione che o si è mafiosi, cioè si fa parte della mafia, o non lo si è e non se ne può far parte «dall’esterno» per la logica stessa che presiede alla stessa associazione mafiosa. E un reato giurisprudenziale, figlio dello strapotere giudiziario che si è sostituito a quello legislativo. Ma che ne è, allora, della divisione e della separazione dei poteri stalle quali darebbe fondarsi il nostro democratico Ordinamento statuale nato dalla lotta al fascismo? Stiamo tornando, di fatto, ancorché, non di diritto, ai «tribunali speciali» nei quali si condannano gli amici di Berlusconi? E io sono di nuovo sul terreno di esclusiva pertinenza degli «intoccabili» alla critica ? Andiamo…

Corriere della Sera, sabato 19 aprile, pezzo di Piero Ostellino

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