avvocato del lavoro

Non sai di che cosa si occupa un avvocato del lavoro? Leggi questo articolo per scoprirlo!


Come si può intuire dal nome, l’avvocato del lavoro, chiamato anche giuslavorista, interviene nelle questioni che riguardano i rapporti di lavoro e si occupa di tutelare i diritti sia delle aziende che dei lavoratori.

Scopriamo di più sulle mansioni dell’avvocato del lavoro e sulle situazioni in cui può essere di aiuto.

Cosa Fa un Avvocato del Lavoro

Un avvocato del lavoro si occupa principalmente di risolvere le controversie di carattere economico, disciplinare o normativo, che nascono tra un datore di lavoro e un suo dipendente, o ex dipendente, ma non solo. Questa figura infatti si occupa anche di fornire consulenze alle imprese e assistere i lavoratori nelle vertenze aziendali.

È quindi fondamentale per un legale di questo tipo avere una profonda conoscenza del diritto del lavoro, ovvero il ramo del diritto privato che disciplina le relazioni di tipo lavorativo e tutte le eventuali problematiche ad esse collegate.

Altrettanto importante è mantenersi in costante aggiornamento sui cambiamenti riguardanti le leggi sul lavoro, che si evolvono spesso seguendo i cambiamenti del mercato.

Quando Rivolgersi a un Avvocato del Lavoro

Abbiamo già spiegato che un giuslavorista si dedica soprattutto alle controversie che sorgono all’interno dell’ambiente di lavoro. La sua presenza potrebbe essere richiesta, per esempio, in caso di un licenziamento ritenuto illegittimo, oppure quando non vengono rispettate le regole di comportamento interne all’azienda.

Possiamo riassumere le principali aree di competenza di un avvocato del lavoro in questo modo:

  • Licenziamenti individuali e collettivi
  • Contratti di lavoro
  • Sicurezza sul lavoro
  • Trasferimento di azienda
  • Appalti
  • Lavoro in nero
  • Crediti da lavoro
  • Dimissioni per giusta causa
  • Mobbing

Come Risolvere le Controversie

Per risolvere le controversie tra datore di lavoro e dipendente, l’avvocato del lavoro può seguire diverse strade:

  • Conciliazione. Si tratta di una via stragiudiziale, che non richiede l’intervento di un giudice e che consente di risparmiare tempo, ma anche denaro. In questo caso il lavoratore, assistito dal proprio legale, può tentare di risolvere la controversia in sede sindacale (rivolgendosi quindi ad un sindacato) oppure in sede amministrativa (rivolgendosi alle commissioni di conciliazione presso la Direzione Territoriale del Lavoro).
  • Arbitrato. È un procedimento alternativo al tribunale in cui la decisione in merito alla controversia viene emanata da un soggetto terzo imparziale, che può essere la commissione di conciliazione presso la Direzione Territoriale del Lavoro o una sede sindacale.
  • Tribunale. Se il datore di lavoro non dovesse accettare la conciliazione o l’arbitrato, oppure se le due parti non riuscissero a trovare un accordo, la controversia passerebbe al Tribunale. Sarà quindi il Tribunale Ordinario in funzione di Giudice Unico del Lavoro a giudicare in primo grado, e la Corte di Appello (sezione del lavoro) in appello.

Se vuoi scoprire di più sulla professione dell’avvocato, ti consigliamo di leggere questo articolo sull’avvocato difensore nel processo civile.

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