Diego E La Sua Tragica Vicenda: 4 Giorni In Carcere, Ancora Senza Verità | aivm.it

Oggi raccontiamo la storia di malagiustizia portataci da Diego, un trentenne che per vedere risarcita la madre, ferita in un incidente stradale, scopre una truffa alle assicurazioni.

Per averla rivelata, finisce in carcere, subendo anche l’onta di una denuncia per stalking.

E anche quando i giudici gli riconosceranno l’ingiusta detenzione, i fatti non verranno mai alla luce.

In questa storia nomi e luoghi sono stati modificati, ma la triste vicenda è, purtroppo, tutta reale.

La Vicenda di Diego

Quella mattina di maggio di dieci anni fa Diego Montefiore, giovane alla soglia dei trent’anni, non sapeva che stava entrando in un tunnel senza fondo.

Lui si appresta ad affrontare quel sabato 23 maggio 2009 con la serenità di un giovane sicuro di sé e dagli affetti solidi. Ma il destino è davvero in agguato.

Nella tarda mattinata, una telefonata avrebbe sconvolto per sempre la sua vita: suo padre Stefano e la madre Luciana Di Cesare hanno appena avuto un incidente stradale.

Per fortuna, per il papà nulla di grave, ma a mamma Luciana, ricoverata al pronto soccorso, viene riscontrato un trauma contusivo della regione frontale, con malattia demielinizzante-algia di uno degli arti superiori.

Insomma, sintetizzerà Diego al resto della famiglia: una brutta botta in testa e la perdita di sensibilità dei nervi e dolori a un braccio. E tanta paura.

La Truffa Della Cugina

Diego, per conto della madre, che è evidentemente quella che ha subito più danni, si rivolge alla cugina Giuseppina Montefiore, una coetanea che di professione fa l’avvocato, per espletare tutte le pratiche necessarie alla liquidazione del sinistro con l’assicurazione.

Insomma, sembra una procedura tutto sommato semplice. Per giunta, affidata all’esperienza di una persona di famiglia.

Eppure, qualcosa non va. Già il fatto che passino sei mesi per la prima visita con il medico legale concordato con l’assicurazione, fa pensare.

È il 21 gennaio 2010 quando dal dottor Carmine Falco si presentano solo Diego e la cugina Giuseppina per chiedere, tra l’altro, un rinvio della visita perché, dopo tanta attesa, la signora Luciana quel giorno è indisposta.

Ma una nuova convocazione non sarà mai fissata e tutte le volte che Diego si recherà nello studio della cugina per chiedere spiegazioni in merito, si sentirà rispondere da Giuseppina, riferendosi al certificato medico, “Sta già fatto, sta tutto apposto”.

Diego è furibondo con quella cugina cui era tanto affezionato. Non sa darsi spiegazioni. Così, esasperato dall’atteggiamento di Giuseppina, le chiede di rinunciare al mandato, cosa che l’8 luglio di quell’anno l’avvocatessa fa.

Luciana può quindi rivolgersi a un nuovo legale, l’avvocato Paolo Calabresi, che come primo passo richiede l’accesso agli atti relativi al sinistro stradale.

La sorpresa, perciò, è grande quando dalla documentazione esce un certificato medico, firmato da un certo dottor Monaco, medico di fiducia di Giuseppina, relativo all’incidente della signora Luciana.

Ma la donna non ha mai fatto una visita, né con il medico che il figlio ha incontrato, né con la persona che ha sottoscritto il certificato. La Di Cesare chiederà infatti il disconoscimento durante le pratiche di liquidazione del sinistro.

L’Assurda Denuncia Per Stalking

In più, forse per le insistenti e legittime richieste di spiegazioni alla cugina, il 9 settembre successivo Diego viene denunciato per stalking da Giuseppina.

L’inizio di un incubo, partito da un incidente stradale che avrebbe dovuto risolversi celermente e senza nessuna conseguenza. E il peggio deve ancora venire.

Qualche giorno dopo, il 17, Diego e la cugina sono entrambi in città, lui per delle commissioni, lei per cenare in compagnia del marito e del figlio.

Ignari l’uno della presenza dell’altro, Giuseppina si accorge, a un certo punto, che in una delle vie del centro sta passando Diego, con la sua auto.

La donna crede che il cugino la stia pedinando e decide di tornare immediatamente a casa, nel paesino dove abitano entrambi.

Non solo: la giovane avvocatessa ritiene di dover richiedere l’immediato intervento dei carabinieri.

Diego non immagina nulla di tutto questo. Lui che in città non ha visto Giuseppina, ignaro di quanto sta per succedere, rientra in paese.

La Dinamica Dell’Arresto Di Diego

Sulla via di casa, scorge un posto di blocco dei carabinieri. Parcheggiata, a pochi metri di distanza, c’è anche la macchina della cugina, con Giuseppina e il marito in piedi mentre parlottano con gli uomini dell’Arma.

Decide di fermarsi anche lui, se non altro per capire cosa stia succedendo. Ma non fa in tempo a fare qualche domanda che la situazione degenera: Diego viene aggredito dal marito della cugina e dai carabinieri presenti sul posto.

Alla scena assistono almeno una trentina di persone che conoscono i protagonisti della spiacevole vicenda.

Dalle versioni che costoro daranno, emerge che il povero Diego, unico soggetto a essere malmenato, viene ammanettato e portato via come se fosse un criminale, per giunta con un’arma puntata addosso.

Testimonianze che risulteranno notevolmente incongruenti con il verbale redatto dai carabinieri e sottoscritto unicamente da uno di loro, il comandante Bragalenti.

In esso si legge che sarebbe stato proprio Diego a scagliarsi contro la cugina e il marito e che i carabinieri sono dovuti intervenire per placare la furia del giovane.

Esso si sarebbe poi ribellato anche ai militari, prendendoli a male parole.

Ma se così fosse, come mai non vi è alcuna denuncia contro Diego per oltraggio a pubblico ufficiale? Quel che è certo è che il peggior incubo del giovane si materializza: alle 23 di quella sera viene arrestato e portato in carcere.

Il Processo Contro Diego

Non una questione di poco conto, come si vedrà. Intanto, lo sfortunato Diego, un trentenne con grandi attese dalla vita, si trova a passare 4 giorni in carcere per una vicenda, possiamo dirlo, di malagiustizia nata da un incidente stradale e che è diventata inspiegabilmente gigantesca.

Il lunedì successivo, il Gip convalida l’arresto, ritenendo che sia avvenuto nel rispetto delle condizioni di legge. Ma solo un’ora dopo, si verifica l’ennesimo colpo di scena.

Lo stesso giudice dispone l’immediata scarcerazione, poiché con il decreto di rinvio a giudizio direttissimo per stalking non è applicata alcuna misura coercitiva, come richiesto dalla legge.

Resta però quell’accusa pesante, per la quale il giovane decide di farsi assistere dall’avvocato Fanesi, che lo aveva già rappresentato durante la convalida dell’arresto.

La Strana Serie Di Rinunce E La Conclusione Del Primo Processo

L’udienza è fissata per il 9 marzo 2011. A sorpresa, poco prima di entrare in aula, la Fanesi rinuncia al mandato. Viene sostituita dall’avvocato Vecchio, il quale conclusa l’udienza, rinuncia anch’esso al mandato.

Il 13 aprile, nuovo appuntamento in tribunale. Diego è costretto a farsi assistere dall’avvocato d’ufficio Filomena Immobile, poiché è rimasto privo di qualsiasi difesa.

E qui ancora una novità: viene dichiarata l’improcedibilità dell’azione penale nei suoi confronti per assenza di querela, sentenza che diviene poi irrevocabile e che chiude definitivamente il processo.

A quel punto, la palla passa a Diego che il 26 aprile del 2012 sporge due denunce nei confronti della cugina Giuseppina, una per truffa aggravata, perché, in sintesi, qualcuno ha firmato un certificato medico senza aver mai visitato la paziente, e l’altra per calunnia, perché lo stalking è un reato serio e non può essere usato strumentalmente per cercare di mettere a tacere una persona.

In questa nuova tappa della triste vicenda si fa aiutare dall’avvocato Antonio Criniti.

Il primo risultato di questa controffensiva alla ricerca della verità, arriva l’8 novembre di quell’anno.

Il misterioso dottor Monaco, medico di fiducia della cugina Giuseppina, rilascia agli inquirenti dichiarazioni singolari circa il certificato recante la sua firma.

Nel verbale si legge testualmente: “I certificati medici che mi mostrate effettivamente riportano la mia intestazione e la mia firma. Nutro però dubbi sulla originalità degli stessi in quanto il modo di compilarli è diverso da quello che uso solitamente”.

E, ancora più grave: “Non ricordo di aver mai visitato una zia della Montefiore a nome Di Cesare Luciana”.

Alla Ricerca Della Verità

Tuttavia, un altro colpo di scena rischia di fiaccare le speranze di giustizia di Diego. Il 13 marzo del 2013 il giovane si deve opporre alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero Enzo Sabatini.

E dieci giorni dopo, il 23 del mese, il Gip dispone l’archiviazione accogliendo le motivazioni del Pm.

Non solo: viene archiviata anche la denuncia per calunnia a carico della cugina, perché, secondo il Pm, non ci sono prove che Diego sia innocente per i reati che gli sono stati contestati.

Di fatto, la richiesta di giustizia di Diego Montefiore non viene accolta. Così come l’altra denuncia, quella per truffa, finisce con l’archiviazione per improcedibilità, poiché Diego non è parte offesa.

In sostanza, nella denuncia/querela per truffa aggravata dall’abuso di prestazione professionale e dal falso ideologico, il giovane Montefiore attribuisce alla cugina la falsificazione del certificato medico inserito nella pratica con l’assicurazione per il risarcimento dei danni derivanti dall’incidente stradale che vedeva coinvolta la madre.

Ma la denuncia viene rigettata per difetto di procedibilità, ovvero, secondo il Pm, la parte offesa, quella cioè che doveva e che era legittimata a proporre la denuncia-querela, è l’assicurazione, la quale subisce direttamente il danno derivante dalla falsificazione dei certificati.

Un Epilogo Agrodolce

Insomma, Diego capisce solo che si mette tutto a tacere perché ha toccato il nervo scoperto delle truffe alle assicurazioni, che vedono coinvolti medici compiacenti, avvocati, periti dell’assicurazione, e, purtroppo, la benevolenza di qualche magistrato.

E se gli avvocati, come una casta, hanno evitato di assistere la vittima per non mettere in difficoltà la collega che è sua cugina, Diego e la sua famiglia decidono di affidarsi nuovamente al legale Paolo Calabresi che, il 16 ottobre di quell’anno, riuscirà a far ottenere alla signora Luciana un risarcimento per l’incidente subito con il marito per un importo di 3.400 euro.

A sua volta, il giovane ha presentato, già a marzo, la domanda di riparazione per ingiusta detenzione alla Corte d’Appello.

La sentenza arriverà solo a fine dicembre, ma sarà una sorta di riscatto per Diego.

La Corte d’Appello gli riconosce un risarcimento di 820 euro, ponendo l’onere a carico del Ministero dell’Economia e delle finanze.

Ma nemmeno a farlo apposta, il Dicastero romano, difeso dall’Avvocatura dello Stato, presenta ricorso alla Corte di Cassazione contro il provvedimento della Corte d’appello, eccependo la violazione dell’art. 314 cpp.

Secondo gli avvocati di Stato infatti, Diego avrebbe tenuto un comportamento connotato da colpa grave e quindi ostativo al riconoscimento del diritto di riparazione.

E contestano pure la cifra del risarcimento per ingiusta detenzione.

Diego e la sua famiglia devono aspettare ancora per avere un minimo di giustizia in una vicenda paradossale.

La Cassazione si pronuncia rigettando il ricorso dell’Avvocatura dello Stato e riconoscendo al giovane Diego Montefiore il risarcimento per ingiusta detenzione.

E ribadendo che la legalità deve essere non solo esercitata e perseguita dal cittadino, ma anche da chi dovrebbe amministrare la giustizia. E prevenire la malagiustizia.

AIVM (Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia)

Iscritta al Registro Provinciale delle Associazioni senza scopo di lucro della provincia di Milano, con il numero 409. C.F. 97613360151

Piazza Luigi di Savoia 22, Milano

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