Viareggio, Lucca: la sera del 29 giugno 2009, 32 persone persero la vita a causa di un incidente ferroviario. Più di dieci anni dopo, la giustizia italiana non ha ancora individuato nessun colpevole per la strage.



In questo articolo ripercorreremo passo per passo la vicenda della strage di Viareggio, dal tragico incidente del 2009 all’ultima sentenza espressa dalla corte di Cassazione lo scorso 8 gennaio.

Cosa è Successo il 29 Giugno 2009

Erano le 23.48 del 29 giugno 2009 quando un treno partito da Trecate (Novara) e diretto a Gricignano (Caserta) deragliò poco dopo aver superato la stazione ferroviaria di Viareggio, a causa di un cedimento strutturale di un asse del carrello del primo carro-cisterna.

Il treno in questione trasportava GPL, sostanza altamente infiammabile, che fuoriuscendo dalle cisterne provocò un’esplosione che costò la vita a 32 persone. L’esplosione causò inoltre parecchi feriti e distrusse parte della città circostante.

Processo di Primo Grado e di Appello

In seguito all’incidente la procura di Lucca aprì un’inchiesta per verificare le cause del deragliamento e accertare eventuali responsabilità: 33 imputati, tra persone fisiche e giuridiche, vennero rinviate a giudizio.

Il processo ebbe inizio nel 2013 e si concluse tre anni dopo con le seguenti richieste di condanna: 16 anni di reclusione per Mauro Moretti e 15 anni per Michele Mario Elia, rispettivamente amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana ai tempi dell’incidente.

La richiesta di condanna per le società coinvolte nell’incidente, ovvero Ferrovie dello Stato, Trenitalia, Fs logistica, Rete Ferroviaria Italiana, Gatx (società proprietaria delle cisterne) e delle officine Jugenthal di Hannover (società responsabile della manutenzione del treno), fu quella di pagare un ingente risarcimento.

Il 31 gennaio 2016 fu emessa dal tribunale collegiale di Lucca la sentenza di primo grado, che vide 23 dei 33 imputati accusati a vario titolo di disastro ferroviario, incendio colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni personali.

Tra i condannati ricordiamo Mauro Moretti, condannato a 7 anni e Michele Mario Elia e Vincenzo Soprano (ex amministratore delegato di Trenitalia e di FS Logistica) condannati a 7 anni e 6 mesi.

Rfi e Trenitalia furono riconosciute colpevoli e condannate a pagare un risarcimento. Dieci invece furono le assoluzioni decise in primo grado, tra cui Ferrovie dello stato e Fs Logistica.

Nel novembre 2018 si aprì a Firenze il processo di appello, che si concluse nel 2019 con la conferma delle sentenze emesse dal tribunale di Lucca: 7 anni di reclusione a Moretti per disastro, omicidio plurimo colposo e lesioni colpose e 6 anni per Elia e Soprano.

Furono ritenuti colpevoli anche i vertici delle società austriache e tedesche, responsabili della manutenzione dei treni, con pene dai 6 agli 8 anni di carcere, e assolti alcuni dirigenti Rfi (Rete Ferroviaria Italiana).

Va ricordato che i giudici della corte di appello hanno dovuto tenere conto della prescrizione scattata nel 2018 per i reati di incendio e lesioni plurime colpose contestati a numerosi imputati, che comporta uno sconto della pena di sei mesi.

La Sentenza della Cassazione

La sentenza della Corte di Cassazione dello scorso 8 gennaio ha però stravolto quanto deciso in precedenza.

Il nuovo processo, iniziato il 2 dicembre 2020 nel pieno rispetto di tutte le norme anti-Covid, si è infatti concluso con la seguente decisione: rinvio a giudizio per diversi dirigenti di Ferrovie dello Stato e Rfi e annullamento del reato di omicidio colposo plurimo per tutti gli imputati in seguito alla caduta dell’aggravante della violazione delle norme di sicurezza sul posto di lavoro.

Eccezion fatta per Mario Moretti che rinunciò nel 2018 alla prescrizione. All’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato verrà dunque imputato anche il reato di omicidio colposo.

È stata inoltre decisa l’assoluzione di tutte le società coinvolte a vario titolo nell’incidente perché il fatto non sussiste.

Tra l’indignazione del pubblico e il dolore dei familiari delle vittime, la Cassazione ha quindi stabilito che si dovrà celebrare un nuovo processo in appello, in cui verrà rivalutata solamente l’accusa di disastro ferroviario colposo.

Tiziano Nicoletti, avvocato di parte civile, ha commentato così la sentenza: “Grande amarezza ma non è finita. […] La cosa più grave è che non è stata riconosciuta l’aggravante delle norme sulla sicurezza sul lavoro, perché ha portato alla prescrizione dell’omicidio colposo”.

“Oggi stiamo rivivendo lo stesso dolore che abbiamo vissuto il 29 giugno 2009. Siamo affranti, siamo rimasti senza parole” è stato invece il commento di Marco Piagentini de “Il Mondo che vorrei”, associazione fondata dai familiari delle vittime.

Se ti interessa sapere di più sui casi di malagiustizia trattati da AIVM, consulta qui il nostro blog.

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