In Italia Lavorano Meno Giudici Rispetto Alla Media Europea | aivm.it

In Italia lavorano meno giudici rispetto alla media europea, emerge dai rapporti CEPEJ.

I dati rivelati dai rapporti del CEPEJ (European Commission for the Efficiency of Justice) riportano infatti che in Italia lavorano circa 10,6 giudici ogni 100.000 abitanti, quasi la metà rispetto alla media europea (18 giudici ogni 100.000 abitanti).

Dando uno sguardo al trend degli ultimi dieci anni, possiamo notare che in Italia il numero dei giudici sia rimasto praticamente lo stesso.

L’unico “picco” rilevante risale al 2014, anno nel quale fu rilevato un rapporto pari a 11,4.

La Situazione Europea

A parità di abitanti, la media europea è quasi doppia rispetto a quella italiana: infatti, si registra un numero pari a 18.

Così come l’Italia, anche l’Europa presenta un trend “piatto” nel corso dell’ultimo decennio.
Le rilevazioni effettuate nel corso degli ultimi dieci anni, hanno dato tutte lo stesso rapporto di 18 giudici ogni 100.000 abitanti.

Prendendo in esame i singoli Paesi europei, potremo notare come questa speciale classifica sia guidata da Croazia, Slovenia e Serbia, rispettivamente con rapporti pari a 43,3, 42,6 e 38,5.

Se in Europa ci sono Paesi che presentano un rapporto di giudici per abitanti triplo o quadruplo rispetto all’Italia, ci sono anche dei Paesi nei quali lavorano molti meno giudici che in Italia. Tra i fanalini di coda sono presenti la Danimarca (6,5), l’Olanda (3,7) e il Regno Unito (3).

I Motivi E Le Conseguenze della Presenza di Pochi Giudici

Nel settore della giustizia, l’Italia ha investito decine e decine di miliardi di euro negli ultimi anni. Una somma che permette all’Italia di posizionarsi poco sotto la media europea. L’enorme divario esistente tra il numero di giudici in Italia e la media europea è quindi imputabile solo in parte all’investimento elargito.

Un investimento di maggiore entità avrebbe sicuramente migliorato la situazione. Forse però, come spesso succede nel nostro Paese, invece di pensare a spendere di più, bisognerebbe semplicemente investire meglio tale cifra.

La presenza di un numero così esiguo di giudici in Italia ha comportato numerosi disagi: dalla possibilità di lavoro negata a molti aspiranti magistrati, alle ripercussioni sui tempi della giustizia, i quali sono aumentati.

Le parti coinvolte in una causa – sia essa di natura civilistica, amministrativa o penale – infatti, sempre più spesso sono costrette ad aspettare più e più anni per arrivare alla definizione della stessa.

Per arginare il problema dei tempi lunghi, i carichi di lavoro dei magistrati sono stati aumentati (e di molto).

Ciò ha come diretta conseguenza l’aumento dello stress degli stessi giudici e quindi anche la possibilità che compiano degli errori.

In caso di loro errore, per rimediare occorre istituire altri processi e quindi si va a congestionare ancor di più il lavoro gravante sui magistrati.

Il modello che si va a configurare è quella del “cane che si morde la coda“.

La giustizia è uno degli aspetti su cui si fonda la civiltà. La priorità, oggi come ieri, è quella di investire tanto e bene su di essa per garantire il corretto funzionamento del sistema.

Per i prossimi anni, la speranza per l’Italia e per tutti quei Paesi europei con meno giudici rispetto alla media europea, è quella per cui si possa assistere ad un incremento del numero dei giudici.

AIVM (Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia)

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