Responsabilità Penale Per la Trasmissione Del Virus HIV CCA

Un tema di particolare interesse e che dà spunto a riflessione da parte di tutti è oggi sicuramente quello della responsabilità penale per la trasmissione del virus HIV.

Nello specifico, facciamo riferimento alla situazione in cui  una persona consapevole della propria sieropositività chieda esplicitamente o accetti di avere rapporti sessuali non protetti.


Si tratta di una questione molto delicata che necessita di una accurata analisi caso per caso; tuttavia, comprendendo un elevato grado di pericolosità sociale nel comportamento di chi consapevolmente assuma il rischio di trasmettere l’infezione, si ritiene che tale condotta possa integrare il reato di lesioni gravissime, disciplinato dagli articoli 582 e 583 del Codice Penale.

Ai fini della realizzazione della condotta penalmente rilevante, è necessario che la persona affetta da HIV sia consapevole del proprio stato a seguito di una diagnosi di sieropositività.

Dunque se viene accertato che il contagio sia avvenuto come conseguenza diretta dei rapporti sessuali non protetti e il soggetto sieropositivo abbia volontariamente omesso di comunicare la propria condizione di salute esponendo il partner al contagio, si realizza il delitto di lesioni personali gravissime, doloso o colposo:

  • E’ doloso se chi abbia causato volontariamente il contagio abbia omesso di comunicare la propria condizione di salute ed omesso di utilizzare le dovute protezioni.
  • E’ colposo se  il contagio è stato causato involontariamente attraverso la mancata adozione delle cautele necessarie.

Solitamente il reato viene commesso con dolo eventuale, ossia l’autore (pur non volendo realmente cagionare il contagio) accetti il rischio di trasmissione non utilizzando le precauzioni idonei a scongiurarlo.

Se, poi, dal contagio discenda la morte della persona infettata, il reo sarà colpevole di omicidio, art. 575 c.p. (colposo o doloso).

A seconda dell’imputazione, la pena può variare dai 3 ai 7 anni di reclusione, per lesioni personali gravissime e fino ai 21 anni previsti dalla norma generale sull’omicidio.

“E’ già abbastanza triste che la gente muoia a causa dell’Aids, ma nessuno dovrebbe morire a causa dell’ignoranza.

Elizabeth Taylor

Tale condotta, quindi tale reato, ha assunto molta importanza, e ancora, molta risonanza mediatica a seguito del caso recente avvenuto nel 2015 riguardante un giovane romano di 35 anni sieropositivo accusato di epidemia dolosa e lesioni gravissime.

L’uomo infatti, pur essendo consapevole della sua sieropositività, non lo aveva mai rivelato ai suoi partner, ma soprattutto non si era mai preoccupato di proteggerli; in circa 10 anni ha contagiato decine e decine di persone mediante rapporti non protetti.

Da quanto è emerso dal’indagine e dagli atti di causa l’uomo ha scoperto la sua malattia nel 2006, ma nonostante la sieropositività certificata ha continuato ad avere rapporti non protetti, in tribunale infatti i suoi partner hanno testimoniato che avrebbe affermato di essere allergico al profilattico al fine di convincerli ad avere appunto rapporti non protetti, esponendoli al rischio di contagio.

Fu una delle sue ex a scoprire di aver contratto il virus dell’HIV e a denunciarlo: da quel momento partirono le indagini che portarono a definire l’uomo come “untore” di ben 58 persone.

L’uomo è stato condannato in primo grado il 27 ottobre del 2017 a 24 anni di carcere essendo riconosciuto colpevole del reato di lesioni gravissime ma non di quello di epidemia dolosa.

L’11 dicembre 2018 la pena è stata ridotta in Appello a 22 anni per lesioni gravissime con dolo eventuale e assolto dalla Corte d’Assise d’Appello per 4 casi di ragazze che secondo l’accusa erano state contagiate da lui.

Successivamente è intervenuta la Cassazione ritenendolo colpevole e chiedendo un nuovo processo d’Appello per alzare la pena in secondo grado.

(Immagine: NIAID)

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