E-Commerce Umano: Il Traffico di Persone Sulle Rotte Digitali | aivm.it

Sull’edizione odierna del quotidiano Avvenire, il giornalista Paolo Lambruschi denuncia il nuovo modello di traffico di umani. Traffico messo in pratica attraverso il digitale.

Da “Avvenire” del 15/04/2019, a cura di Paolo Lambruschi

Un’alleanza tra organizzazioni internazionali, forze dell’ordine, ong e grandi aziende tecnologiche contro l’e-commerce degli esseri umani.

La ‘merce’ umana infatti sempre più si pubblicizza, si offre e si vende online.

Da anni ormai il mercato della carne, quello della tratta per sfruttamento sessuale e lavorativo come quello dei migranti, si è spostato sulla rete, sia quella accessibile a tutti sia il cosiddetto dark web, la rete oscura di criminali e terroristi.

L’8 e il 9 aprile a Vienna l’Osce ha organizzato un confronto sul supporto delle nuove tecnologie nel contrasto a un crimine sempre più remunerativo e a bande potenti. 

Chiamati da alleanza contro il traffico delle persone, voluta dall’Osce nel 2004, a Vienna alcuni colossi dell’industria delle comunicazioni hanno presentato app e pacchetti come il software per il riconoscimento facciale realizzati con la società civile, ong e organizzazioni internazionali.

Perché, nonostante i progressi per contrastarli negli ultimi 20 anni, anche i trafficanti di corpi hanno dimostrato di saper approfittare delle novità tecnologiche.

Con esse adescano e sfruttano le vittime in maniera sempre più efficiente e su vasta scala.

Secondo l’Fbi, nell’84,3% dei casi di traffico a scopo sessuale i trafficanti usano Internet per presentare le vittime ai clienti su vere e proprie piattaforme. 

In Asia centrale, dove si concentra più dell’80% di questi crimini, l’adescamento avviene sui social media.

In tali casi il fidanzatino o colui che promette ai minorenni dei villaggi impieghi ben retribuiti è un bandito che con inganni e ricatti avvia le ragazze alla prostituzione.

Spesso lo strumento di ricatto è un video girato in intimità all’insaputa delle vittime che le gang minacciano di mettere in rete. In Europa e negli Usa le vittime vengono cercate sui social tra adolescenti fragili con problemi familiari.

Si calcola che la piaga dello sfruttamento lavorativo e la tratta riguardino 40 milioni di vittime.

Per Valiant Richey, coordinatore della sezione dell’Osce che si occupa della lotta alla tratta di esseri umani, «l’uso distorto della tecnologia ha facilitato un livello di sfruttamento che fino a un decennio fa sembrava incredibile».

Il quadro è ampio, va dalla tratta per lo sfruttamento sessuale e lavorativo al traffico di migranti. Ma la tecnologia è la salvezza di chi migra sulle rotte illegali.

Se ha uno smartphone può comunicare via social la propria posizione ad amici e parenti ed evitare di finire nelle reti degli schiavisti.

Robert Beisler dirige Seattle against slavery.

Ha lavorato anni in Microsoft e ha deciso, passando al no profit, di diventare uno dei pionieri della tecnologia nella battaglia contro le nuove schiavitù.

Oggi la ong per individuare le vittime e gli annunci trappola per adescare ha stretto accordi con Facebook e si serve anche di Instagram.

«Abbiamo anche elaborato – spiega – un software per identificare le vittime, azione molto importante.

Spesso queste non hanno tempo di chiamare al telefono, possono solo mandare un sms. Con un sistema di cloud Microsoft abbiamo migliorato. Prima riuscivamo a salvare 5 vittime all’anno, oggi 40».

Da quella esperienza si è ispirata Tech Against Trafficking, un progetto fondato da British Telecom ounding Microsoft e Nokia nel 2018.

Il primo obiettivo che si è dato è la mappatura delle iniziative hi-tech per combattere le schiavitù moderne entro fine 2019.

Dai dati verrà sviluppata una strategia triennale che comprende il sostegno ai progetti più efficaci. Tra essi, cloud e app per mettere in veloce contatto gli operatori dei numeri verdi anti tratta con la polizia e consentire la individuazione delle vittime.

O la fornitura di smartphone e portatili alle ong per creare reti e banche dati globali.

Andrew Wallis di Unseen ha avviato una collaborazione con British Telecom per convincere provider e aziende tecnologiche a diffondere su smartphone un’app globale per aiutare le vittime a chiamare da un’app l’helpline del Paese dove si trovano.

Nokia da qualche anno è la seconda rete di comunicazione al mondo.

Anthony D’Arcy, che si occupa di responsabilità sociale, offre uno sguardo sul futuro: «Nel 2025 avremo 5 miliardi di utenti della telefonia mobile, 25 miliardi di sensori e 10 miliardi di connessioni.

Banda larga e rete 5G ci permetteranno di avere super computer in tasca, l’Internet delle cose e l’intelligenza aumentata cambieranno la vita in modo inimmaginabile.

Sono tutte opportunità per il contrasto delle nuove schiavitù da cogliere prima dei criminali».

AIVM (Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia)

Iscritta al Registro Provinciale delle Associazioni senza scopo di lucro della provincia di Milano, con il numero 409. C.F. 97613360151

Piazza Luigi di Savoia 22, Milano

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