È il settembre 2005 quando Matteo inizia a subire atti persecutori attraverso una chat. E’ l’inizio della sua vicenda di malagiustizia.

Uno sconosciuto, infatti, comincia a inviargli messaggi offensivi su di lui e sulla sua famiglia, contenenti anche minacce di morte.

Inoltre lo sconosciuto diffonde alcuni dati personali di Matteo, quali: nominativo, residenza, professione e altro, nonché riferimenti ai suoi spostamenti per ragioni lavorative o personali. La situazione è insostenibile e si protrae per circa un anno.

Nel giugno 2006 Matteo presenta denuncia contro ignoti per divulgazione continua di dati e informazioni personali, diffamazioni e minacce via Internet, molestie telefoniche e presunti pedinamenti con conseguente limitazione della libertà personale: viene dunque aperto un procedimento penale. Tre mesi dopo riceve un altro messaggio contenente minacce di morte, così decide di sporgere una nuova denuncia presso i Carabinieri.

Qualche mese dopo la moglie di Matteo, Ivana, lascia la casa coniugale e chiede la separazione. Nei giorni seguenti Matteo trova nell’appartamento alcuni biglietti: riconosce la calligrafia della moglie e trova trascritto il numero telefonico di un certo signor Federico, insieme ad una lettera d’amore indirizzata a quest’ultimo e ad altri documenti.

Prima dell’udienza per la separazione la Procura informa Matteo che è stato individuato il responsabile degli atti persecutori: si tratta dello stesso Federico dei biglietti ritrovati nell’appartamento. Matteo capisce quindi che era stata la moglie a fornire le informazioni allo sconosciuto della chat, risultando dunque coinvolta negli atti persecutori contro di lui. Le indagini confermano che Federico e Ivana erano in contatto tra loro.

Nel settembre dello stesso anno Matteo presenta alla Procura una denuncia anche nei confronti della moglie, in quanto ritiene sia coinvolta nelle azioni di Federico. Sarebbe Ivana stessa, infatti, a fornire a Federico dettagli sulla vita privata del marito.

Nel febbraio 2008 Federico viene citato in giudizio per rispondere dei reati di ingiurie e minacce aggravate. Esattamente un anno dopo si svolge l’udienza di fronte al Tribunale, che si conclude con il patteggiamento della pena. Federico, autore degli atti persecutori e delle minacce, viene condannato.

Nonostante il coinvolgimento di Ivana e le continue richieste di Matteo e del suo legale, il giudice non procede nei confronti di Ivana, che quindi non viene considerata responsabile al pari dell’amante.

Nell’aprile 2017, archiviati tutti i procedimenti penali a carico di Ivana, arriva l’esito della sentenza di divorzio. In sede civile, il giudice decide a favore di Ivana, condannando Matteo a pagare le spese legali e a corrispondere alla ex moglie un assegno mensile di mantenimento.

AIVM (Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia)

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