Il settimanale Donna Moderna racconta la storia della famiglia Cirimele, caratterizzata da una lunga attesa (ben 33 anni!) prima di arrivare a un misero risarcimento.

Articolo di Adriano Lovera.

Luigi, 54 anni, di Alba (Cn): “Abbiamo aspettato dal 1984 al 2018 che lo Stato ci risarcisse per la morte di mio fratello”

Quando ti uccidono un figlio e lo Stato ti risarcisce 34 anni dopo, più che giustizia è l’ennesimo schiaffo in faccia. Il 4 maggio 1984 il piccolo Angelo Cirimele, di Rosarno (Rc), sta giocando fuori casa quando un taxi lo investe. Penalmente, il conducente viene assolto. Ma intanto parte una richiesta civile di danni. “Arriviamo al 1996 solo per una sentenza di primo grado, che ci accorda 80 milioni di lire. Che però, in appello, viene cancellata perché era fallita l’assicurazione dell’imputato. Tutto da rifare” racconta il fratello Luigi, che oggi ha 54 anni, è già nonno e vive in Piemonte vicino ad Alba. “Così nel 2002 si riparte. Nuovo processo, primo pronunciamento nel 2007, altro appello, fino alla parola fine nel febbraio 2018”. In attesa del risarcimento definitivo, il papà di Angelo è morto, la madre è sfinita e 2 generazioni hanno sofferto. “Per fortuna ci ha aiutato l’AIVM (Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia), che ha smosso le acque. E, spiace dirlo, ma ho sempre avuto la sensazione che al Sud la giustizia valga ancora meno che altrove. Credo che al Nord non saremmo finiti in un girone infernale come questo”.

Qui trovate il nostro articolo con la storia completa.

AIVM (Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia)

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